L’amore ferito

11659217_416380118553548_953989612111170027_nParlare d’amore è complesso, è qualcosa di cosi intimo e profondo, qualcosa che non conosce vera definizione. L’amore si prova, non si dice. Le parole non possono dire l’amore, come non possono dire il dolore. Due antipodi che possono correre l’uno cosi vicino all’alto.

Ad una prima riflessione a nessuno verrebbe in mente di parlare d’amore se si parla di violenza. Ma in uno stupro c’è un amore profondo che in un secondo, come un vaso di cristallo che colpito cade a terra, si frantuma in mille pezzi. Il rumore è assordante, cupo, pungente, come le schegge di quel cristallo. E’ l’amore per se stessi, l’amore per la vita e per tutto ciò che in essa è contenuto. Quell’amore improvvisamente diviene profondo senso di colpa e inadeguatezza.

Le ferite che si curano in pronto soccorso sembrano non esistere. E’ l’anima ad essere ferita. Il dolore è provocato da qualcosa di invisibile. Senza luogo e senza tempo.

Intorno a questo dolore il mondo continua a girare e con lui addosso si deve uscire di casa ancora, prendere l’autobus, andare a scuola o al lavoro. Superare quel senso di ingiustificata vergogna che si prova.
Passano i giorni, le settimane, i mesi e gli anni e le ferite divengono cicatrici. E’ intorno a queste profonde e invisibili cicatrici che, non torna la normalità, ma se ne costruisce una nuova. Niente sarà più come prima di quella notte, di quella mattina o pomeriggio, d’estate o d’inverno. Niente sarà più come prima di quel momento. Ma questa stessa vita che ferisce, distrugge, è quella che ama e ri-costruisce.

Scrivo questo post oggi, senza riferimento alcuno, senza storia alcuna perché,  purtroppo, gli amori feriti sono tanti, troppi. Troppi ancora sono i silenzi ma troppe sono anche le voci inopportune che spesso si alzano.
Queste righe sono un semplice pensiero, un attimo dedicato a questi amori feriti, a queste donne, grandi donne che tornano ad amare, prima di tutto loro stesse, donne che alzano la teste e tornano a guardarsi allo specchio.

Davanti a fenomeni tali non si può tacere e non lo si deve fare ma troppo spesso nei racconti dei fatti ci si dimentica che dietro a quella storia c’è prima di tutto una persona con una ferita profonda, un chi che dovrà ri-costruirsi e per farlo dovrà usare tutta la forza possibile, anche quella che essa stessa non avrebbe mai pensato di avere.

Le vittime sono spesso presentate come donne deboli. Pochi ancora dedicano righe che raccontano il coraggio di donne che gridano e si rialzano.  Donne che hanno il coraggio di tornare a vedersi le bellissime donne che sono, non deboli, non vittime ma donne del coraggio, della voglia di vivere, che nulla è riuscito a portare via e che ri-credono che il domani e dopo sono più importanti ancora.

E’ anche questo che si dovrebbe  raccontare, non i particolari di lividi e botte, tutti sappiamo cosa significa violenza. Ciò che si dovrebbe mostrare sono donne che vengono ascoltate, aiutate e che, grazie a questo, si rialzano ed escono di casa a testa altra. Quello che si deve mostrare è il sostegno che fa la differenza. Ciò che si dove mostrare sono Donne che si riappropriano del loro corpo, donne che così, gridano in silenzio ad altre donne che la forza per dire no e ricominciare esiste!


Immagine www.zeldawasawriter.com/

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