UN’EMOZIONE PER CRESCERE

“Insegnate la vita. Noi impariamo dai modelli. Non impariamo una cosa perché ci viene detta. Impariamo guardando, osservando, provando una cosa. E’ così che impariamo. E’ un processo di scoperta voluta”. Leo Buscaglia

MiroLe emozioni sono un tesoro, da coltivare fin da bambini. I bambini, anche molto piccoli, sperimentano il mondo attraverso le emozioni, la loro vita  è colorata da un arcobaleno di emozioni. Ci sono emozioni belle, come la felicità ed emozioni brutte, come la rabbia, la tristezza o la gelosia. Gestire gli stati emozionali, che inevitabilmente si susseguono veloci, per i bambini è difficile, temono il buio e cercano la rassicurazione nell’abbraccio di mamma e papà, soffrono la gelosia nei confronti del fratellino, si spaventano quando qualcuno urla. Tutte le emozioni sono preziose e devono essere ascoltate sino in fondo. E’ questo un esercizio che si impara da piccoli, a partire dall’esempio di mamma e papà. Il rapporto che noi grandi abbiamo con le emozioni dipende in gran parte da come si sono comportate le persone che si sono prese cura di noi nell’infanzia. È dalla culla che impariamo come la tristezza o la gioia producono delle reazioni.
Studi dimostrano che nei primi tre anni di vita ognuno di noi sperimenta tutte le emozioni che rincontrerà nell’arco della sua esistenza e che dare un nome a questi segnali fisiologici, indipendenti dalla nostra volontà, ha effetti positivi anche sul sistema nervoso.  Prendersi cura delle emozioni significa prima di tutto non soffocarle e crescere senza temerle. Le emozioni sono come gli strumenti di bordo di un aereo: quanto meglio li so leggere, tanto meglio posso guidare.
Alla luce di ciò l’allenamento emotivo è fondamentale. I bambini devono essere guidati nel dare un nome alle emozioni che stanno provando, guidati nel non soffocarle. Attraverso il contatto emotivo il bambino si sentirà compreso e acquisirà, passo dopo passo, le parole giuste per definire, anche in futuro, i suoi stati d’animo. Chiudere la bocca alle emozioni è un grosso errore, pertanto i genitori devono essere degli “allenatori emotivi“; se il nostro bambino è triste perché un compagno lo ha fatto arrabbiare ascoltiamo bene cosa ha da dirci e possiamo poi rispondere: “anch’io ci rimarrei male se i miei amici si comportassero così”, “capisco che tu sia triste”. E di fronte a un figlio che un’esplosione di felicità è un errore credere che nei bambini questa emozione sia scontata. Quando accade è quindi importante che mamma e papà partecipino alla gioia, un’emozione che va coltivata e non solo nell’infanzia.

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