“Facciamo che io sono….”, ovvero il gioco di ruolo

“non importa quanta dignita’ tu abbia. se un bambino ti passa una tazzina vuota tu devi bere”.

“Benchè ci fossero nella scuola a disposizione dei bambini dei giocattoli veramente splendidi nessun bimbo se ne curava. I bambini si interessavano un momento, ma poi si allontanavano. Allora capii che il giuco era forse qualche cosa di inferiore per la vita del bambino e che egli vi ricorreva in mancanza di meglio, ma v’era qualcora di più elevato che nell’animo del bambino prevaleva senza dubbio su tutte le cose futili. Perchè ogni minuto che trascorre è prezioso per lui, rappresentando un passaggio da un grado inferiore ad uno superiore”. (da “Il segreto dell’Infanzia” M. Montessori)

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Ad un tratto vedremo il nostro bambino dietro di  noi come un ombra. Un bimbo impara per imitazione ed il gioco di ruolo è uno dei giochi preferiti dei bambini a partire dai 3 anni circa.

Il gioco di ruolo si presenta in forme svariate che evolvono in corrispondenza dei cambiamenti del bambino. Tra i giochi di ruolo preferiti di ogni bambino quello di imitare la propria mamma o papà, ma anche l’immedesimazione in ruoli professionali come la maestra, il pompiere, il poliziotto, tutte figure che si contraddistinguono per marcate carattersitiche, che il bambino conosce e riconosce.

Il gioco di ruolo propietta dritto dritto nel mondo ma non manca, nei giochi dei piccoli, anche l’immedesimazione in una delle storie conosciute in una favola o in un film o in personaggi del tutto immaginari.

Mettersi nei panni di mamma e papà è però uno dei giochi di ruolo più classici. Spesso i genitori danno troppa poca importanza a questo gioco; ciò è un errore. Il gioco di ruolo permette di esprimere quel che si è e quel che si vorrebbe essere. Per il piccolo imitare i grandi è una necessità che, se assecondata in modi e tempi adeguati, gli permette di sperimentare e sperimentarsi, prendere coscienza di sè e costruire così la sua personalità. Impedire questa necessaria sperimentazione svilupperà sensazioni di inadeguatezza che, potrebbero, ripercuotersi sull’intero arco della sua vita, sviluppando, in età adulta, una poca voglia di mettersi in gioco.

Il gioco di ruolo è un ottimo strumento per l’apprendimento di alcune abilità ma anche di alcune regole, come ad esempio l’ordine. Se vogliamo che impari l’ordine ciò non avverà mai se diciamo al piccolo: “metti in ordine i tuoi giocattoli mentre io pulisco casa”. Perchè il piccolo impari l’irdine è necessario ritagliarsi del tempo, andare con lui nella sua stanza ed inventare un gioco, come può essere quello del pirata che deve ripulire il suo vascello.

Non abbiate troppe aspettative in tal senso o troppe pretese. I bambini imparano attraverso ciò che fanno e se sbagliano, ridiamoci sopra. Noi adulti dobbiamo essere consapevoli del fatto che la crescita è sperimentazione e la sperimentazione passa inevitabilmente dall’errore.

Arriverà il momento in cui lui vorrà anche apparecchiare la tavola con noi. E allora, se la brocca dell’acqua di vetro o il coltello sono troppo pericolosi, facciamogli mettere a tavola i tovaglioli o i cucchiai o mettiamo l’acqua in una bottiglia di plastica, e se un po’ di acqua di rovescerà inevitabilmente sul pavimento, non solleviamo il piccolo dal suo compito, si sentirà punito; apprezziamo lo sforzo e incoraggiamolo a chiedere aiuto quando penda di non farcela, facendogli comprendere che noi siamo li per lui. Gli insegneremo così anche a riconoscere i suoi limiti. Questo gli servirà per il suo futuro.

Una volta che il bambino si sentirà sicuro nello svolgimento di un compito cercherà, inevitabilmente, compiti nuovi da svolgere, nuove occasioni per mettersi in gioco. Ad un certo punto quindi non ne vorrà più sapere di apparecchiare la tavola: è il momento di intraprendere una nuova avventura.

Ecco allora cosa i genitori e gli educatori tutti devono fare perchè il momento del gioco di ruolo sia una vera e propria occasione di crescita per il piccolo.

L’adulto deve cercare di entrare (in punta di piedi) nel mondo del bambino, chiedendogli cosa lui voglia fare: si sentirà ascoltato.

Il gioco deve essere pianificato dal bambino. Il compito dell’adulto è quello di aiutarlo ad esprimersi e a far emergere anche le emozioni più nascoste.

“La mamma fa così…”. Il piccolo lo sa benissimo ed è proprio per questo che spesso agisce in un modo diverso. E’ così che il piccolo ci comunica che lui è una persona e gli altri sono altre persone. La sua personalità sta crescendo.

Se c’è un fratellino o un altro bambino l’adulto deve evitare i paragoni, prendendone uno ad esempio. Ogni bambino è unico con i suoi talenti e le sue debolezze.

Se un bimbo è stato bravo gratifichiamolo. Se sbaglia evitiamo i rimproveri. Forse gli manca solo qualche informazione. Il bambino sa quando sbaglia e ciò di cui ha bisogno è di sentirsi dire che è amato alla follia.

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