Destinazione Vita

“L’uomo che fa molto sbaglia molto; l’uomo che fa poco sbaglia poco, l’uomo che non fa niente non sbaglia mai, ma non è un uomo” Confucio

“Immagina di dover preparare uno zaino da portare con te nel viaggio della vita: cosa ci metteresti dentro? Chi sarai dipenderà anche da quali attrezzi e strumenti avrai saputo includere nel tuo kit di sopravvivenza…” Inizia con queste parole il libro di Alberto Pellai e Barbara Tamborini “Destinazione vita”. Una guida pratica per preparare lo zaino più pesante, ma più bello, quello per la vita.

Si chiamano life skills, competenze di vita: gli studi ne hanno individuate sette.

  • capacità di risolvere i problemi;
  • capacità di prendere decisioni;
  • capacità di gestire lo stress;
  • capacità di comunicare in modo efficace;
  • consapevolezza digitale;
  • empatia;
  • pensiero creativo.

Era il 1992 quando l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha sottolineato come lo sviluppo delle life skills sia necessario per stare bene con gli altri, gestire lo stress della vita quotidiana ed evitare comportamenti a rischio. L’OMS ha inoltre classificato queste competenze per la vita in tre grandi gruppi:

  • COMPETENZE COGNITIVE (esempio: saper risolvere i problemi, saper prendere decisioni, la creatività e il pensiero critico)
  • COMPETENZE EMOTIVE (riconoscimento e gestione delle emozioni)
  • COMPETENZE RELAZIONALI (competenze che servono per entrare in relazione con gli altri, gestire lo stress ed attivare l’empatia)

L’acquisizione di tutte queste competenze richiede il mettersi in gioco, allenamento e pratica; occorre provare, sudare, sbagliare e riprovare. Occorre allenare anche le emozioni; è solo facendo fatica che si conquisteranno nuovi pezzi di conoscenza e di vita.

Il libro si snoda in sette capitoli, uno per ogni competenza. Ripercorriamoli velocementi insieme:

  1. Risolvere i problemi: “se c’è un problema c’è anche un modo valido per gestirlo”. Per risolvere un problema che sia matematico o meno, non basta certo una calcolatrice. Bisogna darsi tempo, non fuggire, non attaccare ma provarci.

2. Prendere decisioni: “nella vita è meglio non improvvisarsi e… non improvvisare”. Decidere, dal latino “tagliare“: ogni volta che prendi una decisione tagli via delle possibilità scegliendo una strada piuttosto che un’altra. Pellai e Tamborini riportano tre fattori che entrano in gioco quando si tratta di prende una decisione:

  • La regolazione delle emozioni;
  • La ricerca della ricompensa;
  • L’influenza delle relazioni interpersonali.

Visto così sembra tutto semplice…. invece dal dire al fare le cose cambiano e di parecchio. Prendere decisioni non è mai cosa facile e di sicuro prima o poi si dovranno fare i conti con delle scelte che vanno controcorrente, per far valere la proprio posizione ci si dovrà esporre, far sentire la propria voce, essere pronti ad accettare l’errore e ad affrontare l’imprevisto.

Serve una strategia che apra le porte, bisogna darsi tempo per decidere, riflettere, agire e poi valutare ed elaborare. Sbagliare non è un problema! Il vero problema è sbagliare e non accorgersi del proprio errore.

3. Gestire lo stress: quando il gioco si fa duro…. Lo stress, qualla doppia medaglia. Si, lo stress non è solo qualcosa di negativo: quando ci troviamo in una situazione di stress il nostro corpo inizia a produrre ormoni che per un breve tempo sono vantaggiosi per il nostro organismo ma se presenti per tempi troppo lunghi diventano dannosi. Gli studiosi affermano che in noi esiste un grilletto emotivo che farebbe cadere in una situazione stressante nel momento in cui il ricordo di un’esperienza traumatica si riattiva. Gestire lo stress comporta quindi guardarsi, ascoltare i segnali del nostro corpo e agire sulle sue cause. Al contrario di quanto molti adulti pensano lo stress esiste anche nella vita di chi ancora adulto non è. Come affrontare lo stress? A ognuno la sua strategia: controllare il respiro, rilassare il corpo, visualizzare immagini che ci danno un senso di quiete, ridere, fare esercizio fisico.

4. Comunicare in modo efficace: comunicare è l’arte di donare qualcosa di sè. Comunicare bene significa prima di tutto saper ascoltare bene. Buoni comunicatori si diventa. Dire le parole giuste può fare la differenza.

Gli ingredienti per una buona buona comunicazione secondo Pellai e Tamborini sono:

  • Il tono della voce;
  • Lo sguardo;
  • La postura;
  • La distanza.

Ingredienti conditi con tre stili comunicativi:

  • Lo stile passivo;
  • Lo stile aggressivo;
  • Lo stile assertivo.

5. La consapevolezza digitale: le parole fanno più male delle botte. I giovani oggi nascono online ma consapevoli di ciò che significa essere smart lo devono diventare. I temi sollevati meritano certo pagine a parte, la consapevolezza digitale, la gestione del tempo, la reputazione, che online è per sempre.

6. L’empatia, la competenza emotiva: trovare sempre la giusta sintonia. L’empatia è una competenza emotiva che genera legami. Sono i nostri neuroni specchio a riflettere le azioni degli altri e propiettarle nel nostro cervello. Questo ci permette di capire i bisogni dell’altro e rispondere in modo adeguato. L’indifferenza è un pericolo quotidiano, costante, che genera molte vittime. L’empatia rende più bella la vita se non scappiamo davanti alle emozioni, se frequentiamo persone diverse, se non ci fermiamo al primo pensiero sulle emozioni che sta provando l’altro se impariamo a creare il giusto ambiente per entrare in contatto emotivo.

7. L’ultima life skilss, l’ingrediente che rende più bella la vita, il pensiero creativo. Bruno Munari diceva che la creatività è il motore per la vita. La realtà nasconde meraviglie e il nostro compito è quello di allenarci a combinarle in modo nuovo, trasformare le cose con la nostra fantasia. Se sei creativo la vita sarà più semplice, la creatività nutre il nostro cervello. E allora cerca di essere originale, produci tempeste di idee, sii flessibile, non aver paura di sbagliare. Creativi si diventa. Il cervello è una macchiana della creatività ma perchè questa macchina funzioni ha bisogno del giusto carburante che viene dall’immaginazione, dalla memoria, dalle emozioni, ma sopratutto dal fare esperienza. Ricorda: le regole di un gioco possono anche essere trasgredite e si può trovarne di nuove.

Ogni capitolo si struttura con un test iniziale relativo alla specifica competenza. Seguono delle storie significative al termine delle quali vi è sempre un “messaggio in bottiglia”. Non mancano le proposte di attività da svolgere con i ragazzi, per conclude con dei piani di allenamento per raggiungere a piccoli passi quella competenza da poter custidire gelosamente nel proprio bagaglio.

Il libro si chiude con una “playlist di viaggio”, film, libri e canzoni che possono accompagnare l’uso pratico di questo testo come percoso pedagogico.

“Destinazione vita” , Alberto Pellai e Barbara Tamborini, Ed. Mondadori, 2021 Milano

Pubblicato da Dott.ssa Valentina Piazzi

Laureata in Scienze dell'educazione ed in Consulenza pedagogica per la disabilità e la marginalità, sono una Pedagogista. Non ho mai pensato di fare un lavoro diverso da questo, solo non sapevo come si chiamasse. Poi gli ho trovato un nome: pedagogia. Non so se io ho trovato lei o lei ha trovato me, forse ci siamo trovate a vicenda ma di sicuro lei ha cambiato me.

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