Maria Montessori: “Il tavolo della pace”. Uno strumento per ritrovare calma e serenità

“Dove c’è ordine, lì c’è pace”

Maria Montessori non ha mai parlato di educazione emotiva o intelligenza emotiva come concetti a sé stanti. Secondo la Montessori, infatti, le emozioni vanno di pari passo con la socializzazione.

Quando un bambino esplode in un attacco di rabbia, ciò che sente di più è il fatto che l’ambiente sociale nel quale si trova non si adatta alle sue aspettative, ai suoi bisogni di quel preciso momento. E’ come se ad un tratto l’ambiente che lo circonda diventi incomprensibile per lui, inaffrontabile.

Non può avere ciò che desidera, si sente offeso, infastidito da qualcuno o da qualcosa, incapace di rimandare la soddisfazione. Tutto ciò si traduce in urla, calci e altre reazioni spesso estreme e pericolose.

Le emozioni affiorano in quel contesto socio-emotivo quando il bambino interagisce con gli adulti o con altri bambini.

Gli adulti di riferimento, genitori e insegnanti, hanno il dovere di non sottovalutare mai queste manifestazioni, segno di ansie e nervosismi mai senza motivo.

Per ritornare alla calma dopo un litigio la Montessori aveva ideato lo stumento del “tavolo della pace”.

Che cos’è il “tavolo della pace”


Il tavolo della pace è un semplice tavolino che non viene utilizzato per nient’altro ma solo nei momenti di litigi o di particolare agitazione per ristabilire la pace.

Quando i bambini arrivano al tavolo sono pieni di rabbia, sono agitati per il litigio appena avvenuto, a volte si sono picchiati. E’ il momento di ristabilire la calma. Li si invota quindi a sedersi al tavolo della pace.

img_0433

Immagine: iheartmontessori.wordpress.com

Al centro del tavolo vi è un centrino e una candela (in situazioni particolari si può utilizzare anche una lampadina elettrica). Una volta accesa la candela i bambini potranno esprimere le loro ragoni senza interrompersi l’un l’altro.Nel caso si decida di utilizzare una lampadina elettrica potrebbe essere utile, per facilitare il turno di parola, che solo chi regge la lampada può parlare.

Insieme si cercherà così una soluzione. Solo se lo chiederanno l’adulto dovrà intervenire, guidando nella ricerca della soluzione, essendo quindi mediatore.

Solo una volta trovata la soluzione si potrà spegnere la luce della candela e tronare alle attività.

“Quando penso…”. La filosofia va alle elementari

“Gli uomini saggi non dicono tutto quello che pensano, ma pensano tutto quello che dicono” Gotthold Lessing

fabbrica-del-pensiero-3_800x600

Si dice che la filosofia sia una cosa da grandi. Un assunto che è stato ribaltato dal progetto “Fare Filosofia con i bambini”. L’iniziativa ha coinvolto sei classi di quarta e quinta elementare di un istituto di Milano, su iniziativa del dipartimento di Filosofia dell’Università Cattolica di Milano.

Il progetto aveva preso il vita una decina di anni fa per mano del professor Roberto Radice e a gennaio di quest’anno ha ripreso vita.

Inizialmente il progetto avrebbe dovuto coinvolgere solo due classi ma l’entusiasmo mostrato dai piccoli filosofi ha fatto si che questo coinvolgesse sei classi. È emerso un grande desiderio di farsi ascoltare e di farsi rispettare nelle proprie idee.

Per avvicinare i piccoli alla filosofia non sono state utilizzate lezioni frontali, non si è affrontata una storia della filosofia ma l’attività si è svolta in forma laboratoriale in cui a fare filosofia sono stati proprio i bambini. Non sono stati forniti contenuti ma si è lasciato che fossero proprio i piccoli a concettualizzare, partendo dal vissuto quotidiano, dalla realtà che conoscono, per farli riflettere su di loro e sulla valenza del pensiero.

I bambini sono riusciti a trovare in loro stessi quesiti ai quali hanno cercato di dare una risposta e intorno ai quali hanno costruito tra di loro una vera e propria comunità dialogante.

“Fare Filosofia con i bambini” è un progetto che ha il pregio di avvicinare i più piccoli al mondo delle discipline umanistiche in un’epoca in cui il sapere privilegiato è quello tecnico-scientifico. Le humanities fanno parte dell’uomo: eliminarle vuol dire avere persone meno preparate. I bambini riescono a fare filosofia con spontaneità perché non hanno preconcetti: sarebbe bello creare un progetto pilota per rendere curricolare l’esperienza della filosofia alle elementari. Nella didattica ordinaria, anche se ragionano su quanto hanno studiato, hanno già un contenuto da studiare. Mentre fare filosofia significa porsi problemi che partono da noi stessi, dalla nostra esistenza e dalla nostra relazione con gli altri.

Il successo della prima esperienza sarà replicato e riguarderà anche le classi terze.

Il sogno del Dipartimento di Filosofia dell’Università Cattolica è quello di intraprendere un  progetto pilota che coinvolga gli ultimi tre anni delle scuole elementari: un’occasione in più per una formazione mentale del bambino completa con una didattica del tutto nuova.


Riferimenti bibliografici: http://www.cattolicanews.it/quando-i-bambini-fanno-oh