Il materiale montessoriano: il controllo dell’errore

“E’ necessario ammettere che tutti possiamo sbagliare; è una realtà della vita, cosicché l’ammetterlo è un gran passo verso il progresso. Se dobbiamo percorrere il sentiero della verità e della realtà, dobbiamo ammettere che possiamo tutti sbagliare, altrimenti saremmo tutti perfetti. Così meglio sarà avere verso l’errore un atteggiamento amichevole e considerarlo come un compagno che vive con noi ed ha un suo scopo, perché veramente ne ha uno”. M. Montessori

dscn3993Il materiale montessoriano fu pensato e strutturato in modo tale da rendere l’errore immediatamente evidente al bambino.

Un esempio di materiali che permettono tale processo sono gli incastri solidi, sostegni di legno sui quali vi sono dei fori ai quali si adattano cilindri di graduale dimensione: fini e grossi, alti e bassi, piccoli e grandi. Gli spazi corrispondono esattamente ai cilindri da deporvi e di conseguenza non è possibile collocarli tutti in modo errato, alla fine, se non collocati in modo corretto, ne rimarrebbe uno fuori posto e ciò denuncia lo sbaglio commesso.

Lo stesso vale per la bottoniera, anche in questo caso l’ordine sbagliato, o il bottone dimenticato, si rivela alla fine con un’asola vuota.

Nel caso dell’utilizzo di altri materiali saranno la grandezza, il colore, ecc… degli oggetti, e il fatto che il bambino si è già esercitato a constatare gli errori, a rendere questi visibili fino all’evidenza.

Il bambino svilupperà una capacità raffinata a distinguere le piccole differenze e ciò prepara la sua coscienza a controllare gli errori, anche quando questi non sono materiali o sensibilmente evidenti. Nella “Casa dei Bambini” non solo gli oggetti per l’educazione sensoriale e per la cultura ma tutto l’ambiente è preparato in modo da rendere facile il controllo degli errori.

“Gli oggetti, dal mobilio ai singoli materiali di sviluppo, sono dei denunciatori, la cui voce ammonitrice non può sfuggire. I colori chiari e la lucentezza denunciano le macchie; la leggerezza dei mobili denuncia le movenze ancora imperfette e rozze, cadendo o strisciando con rumore sul pavimento. Così che tutto l’ambiente è come un educatore severo, una sentinella sempre all’erta: e ciascun bambino ne sente gli ammonimenti come se fosse solo dinnanzi a quell’inanimato maestro”

 

“Mamme e Papà un po’ così un po’ cosà”

“Raccontare una storia è un modo intelligente per far riflettere”.

Un libro che apre una finestra sulla realtà della famiglia, un libro che fa sorridere, magari corrucciare la fronte o grattare la testa o anche commuovere, che lascia spazio anche all’immaginazione, alle soluzioni creative, all’idea che una mamma ed un papà hanno sempre qualcosa da dare ai loro bambini. Una raccolta di storie che ci danno la possibilità di pensare in modo nuovo e diverso alle mamme e ai papà, un po’ così e un po’ cosà, come a volte siamo noi adulti.

“Sei storie, sei fotografie scattate a sorpresa. Mentre la mamma di Giorgio misura i giorni e il papà di Nicoletta fa l’altalena con il sonno. Istantanee di genitori in controluce, che svestono il mantello di supereroi per indossare a volte tenerezza, spesso fragilità, talvolta il buio. Storie di bambini per pensare all’unicità di ogni mamma e ogni papà”.

“La signora Ofelia e Giorgio oggi, dopo la scuola, vanno al parco. Oggi è un giorno pari e non ci sono dubbi all’orizzonte”.

Le storie di questo libro ci fanno riflettere sulle difficoltà dei genitori, di alcuni in particolare, sul loro modo particolare di vivere la genitorialità che deve essere qualche volta capito, accettato e amato anche dai figli. Modi di essere genitori o di non esserlo, che è facile criticare, stigmatizzare, valutare negativamente, prima di averli realmente compresi.

“Leggere queste storie di mamme e papà un po’ speciali, un po’ normali, un po’ al limite, significa cercare di capire, ma con leggerezza e con uno sguardo tenero, non giudicante, comportamenti che feriscono, pur senza intenzione, atteggiamenti che confondono, mentre vorrebbero trasmettere amore e presenza”.

Un libro per i grandi: per mamme, papà, maestre o chiunque voglia uscire dal mondo nel quale siamo immersi e fermarsi un istante per capire che un bambino ha bisogno essere visto, protetto, ascoltato, capito, accettato, abbracciato e sostenuto. Un libro per chiunque voglia capire qualcosa in più anche di se stesso perché ognuno di noi potrebbe riconoscersi in uno dei protagonisti di queste brevi storie.

“Se sei una persona che ama i bambini potresti iniziare ad amare un po’ di più anche i loro genitori e le loro speciali caratteristiche. Imparare a vedere il lato originale o, almeno non esagerare nel sottolineare le mancanze. Non è per niente facile, bisogna sapersi perdonare l’imperfezione”.


Andrea Prandin, Laura Papetti, “Mamme e papà un po’ così un po’ cosà”, Ed. Coccole e Coccole, 2006

Maria Montessori: la mente assorbente, i periodi sensitivi e la normalizzazione

“Se il bambino non ha potuto agire secondo le direttive del suo periodo sensitivo, è perduta l’occasione di una conquista naturale: ed è perduta per sempre”. M. Montessori

metodo-montessoriano-aiuta-il-bambino-a-fare-da-solo-1862852012[2491]x[1038]780x325La Montessori ha distinto quattro diversi periodi o livelli nello sviluppo umano che si estendono dalla nascita ai 6 anni, dai 6 ai 12 anni, dai 12 ai 18 anni e dai 18 ai 24 anni. Ad ogni periodo corrispondono caratteristiche, modalità di apprendimento e differenti imperativi di sviluppo attivo. Individuò in ognuno di questi livelli approcci educativi specifici. Particolare rilievo fu dato al primo livello, il quale si estende dalla nascita ai circa 6 anni di età. La pedagogista suddivise ulteriormente questo periodo: dalla nascita ai 3 anni e dai 3 ai 6 anni di età.

Durante tutto questo arco di tempo la Montessori constatò che il bambino presenta un veloce e significativo sviluppo fisico e psichico; visto come un esploratore sensoriale ed uno studente impegnato nel lavoro di sviluppo psicologico di auto-costruzione e di costruzione della propria indipendenza funzionale. In relazione a questo periodo Maria Montessori introdusse diversi concetti tra cui quelli di: mente assorbente, periodi sensitivi e normalizzazione. Descrisse il bambino piccolo come soggetto in grado di assimilare gli stimoli sensoriali del suo ambiente, comprese le informazioni dei sensi, la lingua, la cultura; definì questo con il termine mente assorbente. In questa fase si formano le strutture essenziali della personalità. Dai 3 ai 6 anni, inizia l’educazione prescolare e alla mente assorbente si associa la mente cosciente. Il bambino sembra ora avere la necessità di organizzare logicamente i contenuti mentali assorbiti.

La pedagogista osservò anche periodi di particolare sensibilità agli stimoli, in particolare quelli che chiamò periodi sensitivi. Nella teoria montessoriana, l’ambiente nelle aule deve corrispondere a questi periodi, fornendo strumenti appropriati e mettendo a disposizione precise attività. La pedagogista individuò diversi periodi sensitivi tra cui l’acquisizione del linguaggio, affermando che “esiste la predisposizione a costruire un linguaggio. Qualcosa di simile accade con la totalità del mondo psichico, di cui il linguaggio costituisce una manifestazione esterna”. Altri periodi sensitivi sono: l’ordine, il rafforzamento sensoriale, l’interesse per piccoli oggetti ed infine il comportamento sociale.

Un altro aspetto che la Montessori osservò nei bambini tra i 3 ai 6 anni è uno stato psicologico che definì come normalizzazione, derivante dalla concentrazione su attività che servono allo sviluppo del bambino, come la disciplina spontanea, il lavoro continuo e felice, i sentimenti sociali di aiuto e la comprensione per gli altri. “Se il bambino non ha potuto agire secondo le direttive del suo periodo sensitivo, è perduta l’occasione di una conquista naturale: ed è perduta per sempre”.


M. MONTESSORI, Il segreto dell’infanzia, Milano, Garzanti Libri, 1999

Per scoprire il mondo con le scarpe dell’altro: il museo dell’empatia di Londra

“L’empatia è una scelta vulnerabile perché per entrare in contatto con te devo entrare in contatto con qualcosa dentro di me”.

11899851_1605254153032642_6317745783088250648_nSchopenhauer l’empatia la racconta così, con una semplice favola.

In una fredda giornata d’inverno un gruppo di porcospini si rifugia in una grotta, si stringono l’un l’altro, per proteggersi dal freddo ma, ben presto, sentono il dolore provocato dalle loro spine che li costringe ad allontanarsi. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li porta di nuovo ad avvicinarsi si pungono di nuovo. Ripetono più volte questi tentativi, avanti e indietro, vicini e lontani, tra due mali, finché non trovano quella moderata distanza reciproca che rappresenta la migliore posizione, quella giusta distanza che consente loro di scaldarsi e nello stesso tempo di non farsi del male reciprocamente.

Il 4 settembre è stato inaugurato a Londra l’Empathy Museum, il primo museo sull’empatia. All’interno di una rassegna dedicata al mondo dell’arte, della cultura e del sociale si è aperta un’istallazione dal nome “A mile in my shoes”, “Un miglio nelle mie scarpe”. Il museo offre ai visitatori la possibilità di prendere in prestito le scarpe di un’altra persona e con queste ai piedi, durante una passeggiata lungo il Tamigi, si ascolterà la storia di chi è solito portarle. Si avrà quindi la possibilità di vedere il mondo con l’occhio dell’altro.

La mostra partirà da Londra e sarà itinerante, toccando le principali citta del mondo. On-line sarà presente una biblioteca digitale nella quale trovare libri e film atti a stimolare questa particolare capacità empatica.


Sito ufficiale: http://empathymuseum.com/

L’inserimento nell’asilo nido

“Gli abbracci sono un posto perfetto in cui abitare”.

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L’inserimento rappresenta un evento pedagogico centrale nella pratica educativa nido. L’inserimento, o ambientamento, è un evento eccezionale della vita del bambino e del genitore, singolare e inatteso dal bambino, modifica il suo vissuto proponendo nuovi punti di riferimento e nuove esperienze.

Non esistono regole di inserimento valide per tutti, ogni bambino è unico e vive emozioni precise, soggettive e irripetibili: ogni bambino reagisce in modo diverso, in relazione al suo vissuto, l’incontro con il nuovo ambiente. Nel Nido il bambino sperimenterà una nuova relazione affettiva con l’educatrice e con gli altri bambini presenti.

L’attenzione durante l’inserimento deve essere posta anche sul genitore che si separerà per la prima volta dal suo bambino. La Coordinatrice sostiene l’instaurarsi di una relazione di fiducia tra genitore ed educatore, favorendo la comunicazione tra queste due figure, ora entrambe fondamentali per la crescita futura del piccolo. Il genitore dovrà imparare a fidarsi dell’educatore a cui viene affidato il suo bambino e dovrà comunicare con lui. Il genitore dovrà essere inoltre mediatore della nuova relazione tra il piccolo e il nuovo ambiente, tra il piccolo e l’educatore e tra il piccolo e i nuovi compagni. L’educatore dovrà, dal canto suo, favorire la conoscenza dell’ambiente, sviluppare gli interessi del bambino e rafforzare quelli già esistenti, aiutare il nuovo arrivato ad inserirsi nel gruppo anche mediante materiali che sappiano catturare la sua attenzione.

Nell’inserimento è quindi fondamentale quella che si può definire come la triade relazionale: genitore – bambino – educatore.

Il Nido deve considerare il momento dell’ambientamento uno dei più importanti di tutto il percorso del bambino all’interno della struttura. Il tempo previsto per l’ambientamento è in media di una o due settimane durante le quali il piccolo trascorre del tempo nel Nido alla presenza di un famigliare. Durante questo tempo sono previsti anche incontri per i genitori con la Coordinatrice e con gli altri operatori.

Maria Montessori: il bambino come embrione spirituale

“il bambino è creatore di se stesso, depositario di una propria irripetibile originalità che si andrà costruendo e definendo nel suo rapporto con l’ambiente”. m. MONTESSORI

images8Z5Z95PWLa Montessori definisce il bambino nel periodo postnatale come un embrione spirituale volendo sottolineare l’analogia tra lo sviluppo biologico e lo sviluppo psichico di quest’ultimo. Il bambino è un centro di potenzialità e come la cellula germinativa non è ancora predeterminata negli esisti della sua evoluzione; pur con tutto il peso dei fattori ereditari, il bambino è creatore di se stesso, depositario di una propria irripetibile originalità che si andrà costruendo e definendo nel suo rapporto con l’ambiente.

L’implicazione pedagogica di questa impostazione è, secondo la Montessori, il diritto di ogni individuo ad essere se stesso nella propria inconfondibile originalità in quanto l’embrione spirituale altro non è che il disegno ideale, potenziale, della propria identità possibile: “L’uomo è come l’oggetto lavorato a mano: ognuno è diverso dall’altro, ognuno ha un proprio spirito creatore, che ne fa un’opera d’arte della natura”. Tale affermazione riassume in una metafora, la teoria dello sviluppo del bambino inteso come embrione spirituale. Ogni embrione spirituale si sviluppa grazie alle spinte delle nebule, che lo portano ad assorbire selettivamente dall’ambiente ciò a lui indispensabile per la crescita, secondo periodi sensitivi, punti di attività che segnano i ritmi del suo sviluppo, utili nella guida dell’ambiente esterno. L’attività di sviluppo dell’embrione spirituale è regolata dal principio della mente assorbente, senza la quale le nebule e i periodi sensitivi sarebbero solo potenzialità. Questo principio rende l’apprendimento dell’adulto diverso da quello del bambino poiché in quest’ultimo, l’apprendimento si identifica con l’assorbimento dei dati del mondo esterno secondo una necessità individuale che gli permette un proprio adattamento alla realtà e la realizzazione della propria personalità. È per queste condizioni psichiche che, secondo le tesi della Montessori, si deve favorire il potenziamento del bambino attraverso un’educazione precoce che gli offra gli stimoli e i materiali necessari per il suo sviluppo. La formazione ottimale delle strutture che garantiscono la crescita psichica del bambino, mente assorbente, nebule e periodi sensitivi, può avvenire solo con una libera azione sull’ambiente e questa può essere contrastata solo dalle inibizioni dell’adulto che porta il bambino, privato della libertà di sviluppo naturale, a fuggire nel mondo dell’immaginazione, del gioco, del capriccio e del disordine: è il processo di deviazione. In tale processo il bambino è definito bambino spezzato poiché è diviso tra il desiderio di attività e impossibilità di soddisfarlo.


M. MONTESSORI, La scoperta del bambino, Milano, Garzanti Libri

M. MONTESSORI, Il segreto dell’infanzia, Milano, Garzanti Libri

Educare il potenziale umano. Maria Montessori e il suo metodo

“L’educazione non è solo ciò che il maestro dà, ma un processo naturale, che si svolge spontaneamente nell’individuo” M. Montessori

Il 10 luglio di due anni fa realizzavo uno dei miei sogni più grandi conseguendo la laurea in Scienze dell’educazione, con una tesi su Maria Montessori, “Educare il potenziale umano: Maria Montessori e il suo metodo“. Qualche giorno fa qualcosa mi ha portato a riaprire e risfogliare quelle pagine e in ognuna di esse ho ritrovato l’emozione di quei momenti, la soddisfazione di righe che, con fatica, andavano a comporre il mio lavoro. Da qui l’idea di creare una rubrica dedicata proprio a lei, una grande pedagogista, Maria Montessori e a ciò che ci ha lasciato con il suo lavoro.

10MP_DIVYA_MONTESSO_159711gMaria Montessori, faro dell’educazione infantile in Italia, è la pedagogista italiana ancora oggi più nota all’estero e al grande pubblico. Con il suo lavoro segnò il dibattito pedagogico tra fine ‘800 e i prime decenni del ‘900. Nata a Chiaravalle, in provincia di Ancona, nel 1870 fu la prima donna, nella storia dell’università italiana, a conseguire la laurea in medicina. Assistente nella clinica psichiatrica dell’Università di Roma, si interessò dell’educazione degli anormali.

La sua attenzione cadde sulla letteratura di Itard e Séguin (medici francesi)  i quali si occuparono di casi di fanciulli selvaggi ritrovati in zone isolate nel corso del ‘700. La Montessori si convinse del fatto che un’educazione adeguata permette l’inserimento anche degli anormali nella comunità sociale. Nel 1898 presenta ad un Congresso pedagogico a Torino i risultati delle sue ricerche e a breve diviene Direttrice della futura Scuola magistrale ortofrenica di Roma. Il Congresso segnò il passaggio della Montessori verso la pedagogia.

Maria Montessori decise di rinnovare le sue basi culturali e dopo aver conseguito la laurea in Filosofia nel 1907, aprì la sua prima Casa dei Bambini, nel povero quartiere di San Lorenzo in Roma. Due anni dopo pubblicò la sua prima opera “Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile delle case dei bambini”.

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Nacque così il movimento montessoriano e vennero istituiti corsi appositi per la formazione degli insegnanti a livello nazionale ed internazionale che portarono, nel 1924, alla nascita dell’Opera Nazionale Montessori.

A seguito del movimento fascista la Montessori sarà costretta a trasferirsi all’estero. Trascorrerà molti anni in Olanda.

Muore nel 1952 lasciando-ci in eredità il suo metodo.


Buone Vacanze … e un compito speciale

“Ballate. senza vergogna. sognate la vostra vita. l’estate mette sobbuglio. Trovate scintille di bellezza in tutte le cose”. Cesare Catà

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Cesare Catà è professore di un liceo delle Scienze Umane di Fermo e i compiti per le vacanze estive che il professore ha assegnato ai suoi studenti sono un vero insegnamento di vita, non solo per gli sudenti stessi ma per tutti noi.

“Al mattino, qualche volta, andate a camminare sulla riva del mare in totale solitudine: guardate come vi si riflette il sole e, pensando alle cose che più amate nella vita, sentitevi felici. Cercate di usare tutti i nuovi termini imparati insieme quest’anno: più cose potete dire, più cose potete pensare; e più cose potete pensare, più siete liberi. Leggete, quanto più potete. Ma non perché dovete. Leggete perché l’estate vi ispira avventure e sogni, e leggendo vi sentite simili a rondini in volo. Leggete perché è la migliore forma di rivolta che avete. Evitate tutte le cose, le situazioni e le persone che vi rendono negativi o vuoti: cercate situazioni stimolanti e la compagnia di amici che vi arricchiscono, vi comprendono e vi apprezzano per quello che siete. Se vi sentite tristi o spaventati, non vi preoccupate: l’estate, come tutte le cose meravigliose, mette in subbuglio l’anima. Provate a scrivere un diario per raccontare il vostro stato. Ballate. Senza vergogna. In pista sotto cassa, o in camera vostra. L’estate è una danza, ed è sciocco non farne parte. Almeno una volta, andate a vedere l’alba. Restate in silenzio e respirate. Chiudete gli occhi, grati. Fate molto sport. Se trovate una persona che vi incanta, diteglielo con tutte la sincerità e la grazia di cui siete capaci. Non importa se lui/lei capirà o meno. Se non lo farà, lui/lei non era il vostro destino; altrimenti, l’estate 2015 sarà la volta dorata sotto cui camminare insieme. Riguardate gli appunti delle nostre lezioni: per ogni autore e ogni concetto fatevi domande e rapportatele a quello che vi succede. Siate allegri come il sole, indomabili come il mare. Non dite parolacce, e siate sempre educatissimi e gentili. Guardate film dai dialoghi struggenti (possibilmente in lingua inglese) per migliorare la vostra competenza linguistica e la vostra capacità di sognare. Non lasciate che il film finisca con i titoli di coda. Rivivetelo mentre vivete la vostra estate. Nella luce sfavillante o nelle notti calde, sognate come dovrà e potrà essere la vostra vita: nell’estate cercate la forza per non arrendervi mai, e fate di tutto per perseguire quel sogno. Fate i bravi”.

Per una pedagogia della fantasia

“La fantasia è un posto dove ci piove dentro” Italo Calvino

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“Penso ad una possibile pedagogia dell’immaginazione che abitui a controllare la propria visione interiore senza soffocarla e senza d’altra parte lasciarla cadere in un confuso, labile fantasticare, ma permettendo che le immagini si cristallizzino in una forma ben definita, memorabile, autosufficiente. Si tratta di una pedagogia che si può esercitare su se stessi, con metodi inventati volta per volta e risultati imprevedibili” (1).

Una pedagogia dell’immaginazione, della fantasia, dinnanazi a quell’oggi che

bombarda di immagini che non ci permettono di dinsinguere l’esperinza diretta da ciò che abbiamo visto per pochi secondi alla televizione. La memoria è ricoperata da strati di frantumi d’immagini come un deposito di spazzatura, dove è sempre più difficile che una figura tra le tante riesca ad acquistare rilievo” (2).

Così Calvino parla nelle sue Lezioni Americane, ci dice che “la fantasia è un posto dove ci piove dentro” ma oggi l’immaginazione è anche un luogo minacciato dalla molteplicità di immagini preconfezionate che riparano la fantasia da quella pioggia che è il suo motore. Sarà allora possibile fantasticare “nel Duemila, in una crescente inflazione d’immagini prefabbricate?” (3).

Fantasticare è qualcosa di imprescindibile per il bambino che, proprio attraverso la fantasia, esplora le possibilità della realtà. Ogni bambino deve poter possedere una valigia fantastica colma di strumenti che gli permetteranno di comprendere il mondo ed esplorarlo. La fantasia è un mondo di potenzialità che devono avere la possibilità di svilupparsi ed emergere. Ecco allora la necessità di una pedagogia della fantasia, una pedagogia che crei le condizioni perchè la fantasia possa esprimersi, non essere insegnata, perchè la fantasia non si insegna, ma che sbocci e che sia “un pozzo senza fondo” (4). 

“L’esperienza della mia prima formazione è già quella d’un figlio della civiltà delle immagini. Il mio mondo immaginario è stato influenzato per prima cosa dalle immagini del Corriere dei piccoli, allora il più diffuso settimanale italiano per bambini. Io che non sapevo leggere potevo fare benissimo a meno delle parole, perchè mi bastavano le figure. Mi raccontavo mentalmente le storie interpretando le scene in diversi modi, producendo delle varianti, fondevo i singoli episodi in una storia più ampia, scoprivo e isolavo e collegavo delle costanti in ogni serie, contaminavo una serie con l’altra, immaginavo nuove serie in cui personaggi secondari diventavano protagonisti. Quando imparai a leggere comunque io preferivo ignorare le righe scritte e continuare nella mia occupazione favorita di fantasticare dentro le figure e nella loro successione” (5).

Ecco allora gli strumenti dei quali la pedagogia deve servirsi per essere una pedagogia della fantasia: le immagini, nelle quali la fantasia trova i suoi punti di partenza, immagini di libri, giornali, immagini osservate al parco o mentre si va a scuola, “un’osservazione diretta del mondo reale” (6), una passeggiata, magari raccontando una storia fantastica. Occorre “riciclare le immagini in un nuovo contesto che ne cambi il significato”, occorre far si che la fantasia non sia mai arrestata o impedita, le immagini prefabbricate non devono mai superare le possibilità fantastiche. E poi le fiabe, quelle storie raccontate da mamma e papà, magari prima della nanna, o raccontate dai nonni, storie nelle quali possono essere gli stessi bambini a inventarne il finale. Fantasticare è anche inventare una nuova parola, costruire un castello di sabbia immaginandone i suoi abitanti. Educare alla fantasia significa permettere al bambino di annoiarsi di tanto in tanto: la noia lo porterà ad inventarsi qualcosa che sarà nuovo ed unico.

“La fantasia è un mondo di potenzialità che rappresentano lo spettacolo variopinto del mondo in una superficie sempre uguale e sempre diversa, come le dune spinte dal vento del deserto” (7).


Citazioni da: Italo Calvino, “Lezioni americane. Sei proposte per il nuovo millennio”, Mondadori, 2012.

Immagine: http://zeldawasawriter.com

Un bambino

Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto: a essere contento senza motivo, a essere sempre occupato con qualche cosa, e a pretendere con ogni sua forza quello che desidera. Paulo Coelho

bambinoUn bambino risponde “grazie” perché ha sentito che è il tuo modo di replicare a una gentilezza, non perché gli insegni a dirlo. Un bambino si muove sicuro nello spazio quando è consapevole che tu non lo trattieni, ma che sei lì nel caso lui abbia bisogno di te. Un bambino quando si fa male piange molto di più se percepisce la tua paura. Un bambino è un essere pensante, pieno di dignità, di orgoglio, di desiderio di autonomia. Quando un bambino cade correndo e tu gli avevi appena detto di muoversi piano su quel terreno scivoloso, ha comunque bisogno di essere abbracciato e rassicurato. Un bambino non apre un libro perché riceve un’imposizione, ma perché è spinto dalla curiosità di capire cosa ci sia di tanto meraviglioso nell’oggetto che voi tenete sempre in mano con quell’aria soddisfatta. Un bambino crede nelle fate se ci credi anche tu. Un bambino ha fiducia nell’amore quando cresce in un esempio di amore. Un bambino sempre attivo è nella maggior parte dei casi un bambino pieno di energia che deve trovare uno sfogo, non è un paziente da curare. Un bambino troppo pulito non è un bambino felice. La terra, il fango, la sabbia, le pozzanghere, gli animali, la neve, sono tutti elementi con cui lui vuole e deve entrare in contatto. Inutile indossare un sorriso sul volto per celare la malinconia, il bambino percepisce il dolore, lo legge, attraverso la sua lente sensibile. Un bambino merita sempre la verità.

“Non insegnate ai bambini la vostra morale è così stanca e malata potrebbe far male. Non indicate per loro una via conosciuta ma se proprio volete insegnate soltanto la magia della vita. Non insegnate ai bambini ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all’amore il resto è niente”.


Giorgio Gaber “Non insegnate ai bambini”