“Che sia benedetta”. Un inno alla vita

“Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta. Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta”

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Ho sbagliato tante volte nella vita

Chissà quante volte ancora sbaglierò

In questa piccola parentesi infinita, quante volte ho chiesto scusa e quante no

È una corsa che decide la sua meta, quanti ricordi che si lasciano per strada

Quante volte ho rovesciato la clessidra

Questo tempo non è sabbia ma è la vita che passa, che passa

Che sia benedetta

Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta

Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta

Siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta

Tenersela stretta

Siamo eterno, siamo passi, siamo storie

Siamo figli della nostra verità

E se è vero che c’è un Dio e non ci abbandona

Che sia fatta adesso la sua volontà

In questo traffico di sguardi senza meta

In quei sorrisi spenti per la strada

Quante volte condanniamo questa vita

Illudendoci d’averla già capita

Non basta, non basta

Che sia benedetta

Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta

Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta

Siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta, a tenersela stretta

A chi trova se stesso nel proprio coraggio

A chi nasce ogni giorno e comincia il suo viaggio

A chi lotta da sempre e sopporta il dolore

Qui nessuno è diverso, nessuno è migliore

A chi ha perso tutto e riparte da zero perché niente finisce quando vivi davvero

A chi resta da solo abbracciato al silenzio

A chi dona l’amore che ha dentro

Che sia benedetta

Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta

Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta

E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta

A tenersela stretta

Che sia benedetta

Fiorella Mannoia

 

Tre consigli per la felicità


“Qualsiasi persona può insegnarci qualcosa di importante”

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98 anni, un esplosione di energia, voglia di vivere e un sorriso che non scompare mai dal volto. Nata nel 1918  Tao Porchon Lynch è la più anziana insegnante di yoga al mondo. Nel corso della sua lunga vita Tao è stata anche attrice e scrittrice, suo ultimo libro è uscito nel 2016. Proprio in occasione di una delle presentazioni di questo suo ultimo lavoro l’insegnante ha svelato i suoi tre consigli per la felicità.

Le sue parole fanno indubbiamente riflettere e meritano di essere lette.

1. Non soffermarti sulle cose brutte che potrebbero succederti

“La tua mente si mette su questi binari e ti perseguita con tutto ciò che potrebbe andar male. Io non permetto che la mia mente lo faccia. Dobbiamo approcciarci alla vita senza paura”.

2. Smettila di giudicare

“Ricordo che mio zio prendeva in giro un contadino che non aveva avuto il privilegio di studiare. Poteva pure essere analfabeta, ma sapeva molte più cose sulla terra in cui viviamo e che ci nutre rispetto a mio zio. Dobbiamo sempre ricordarci che qualsiasi persona può insegnarci qualcosa di importante”.

3. Affronta ogni giornata con gioia

“Ogni mattina mi alzo e mi dico che sarà la giornata più bella della mia vita…  Alla fine è sempre così! Quando vi svegliate, sorridete. Così la vostra vita sarà la miglior pratica di meditazione possibile”.


cit. Mangia, Vivi, Viaggia

Quando aiutare non aiuta

“Solo quando il seme è maturo il fiore sboccia”

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Una favola antica racconta che un uomo trovò il bozzolo di una farfalla lungo il sentiero che stava percorrendo. Pensò che per terra sarebbe stato al pericolo e lo portò a casa per proteggere quella piccola vita che stava per nascere. Il giorno dopo si rese conto che nel bozzolo c’era un minuscolo foro. Quindi si sedette a contemplarlo e vide che la farfalla stava lottando per uscire.

Lo sforzo del piccolissimo animale era enorme. Per quanto ci provasse una e un’altra volta, non riusciva a uscire dal bozzolo. A un certo punto, la farfalla sembrò rinunciare. Rimase immobile, come se si fosse arresa.

Allora l’uomo, preoccupato per la sua sorte, prese un paio di forbici e tagliò delicatamente il bozzolo, da un lato all’altro. Voleva aiutare la farfalla a uscire. E ci riuscì! Finalmente l’insetto uscì. Eppure, quando lo fece, il suo corpo era infiammato e le sue ali troppo piccole, come se fossero piegate.

L’uomo attese, immaginando che fosse una fase passeggera. Pensò che presto la farfalla avrebbe spiegato le ali e spiccato il volo. Ma non andò così: l’animale continuò a trascinarsi senza riuscire a volare, e dopo poco morì.

L’uomo ignorava che quella lotta della farfalla per uscire dal bozzolo era una fase imprescindibile per rafforzare le sue ali.

In questa favola è contenuto un principio educativo fondamentale: il rispetto dei tempi dell’altro.

Spesso quando vediamo i nostri utenti in difficoltà tendiamo a sostituirci a loro, non lasciando quel tempo necessario utile a trasformare un semplice atto in un atto educativo.

Da ciò emerge la necessità di una relazione educativa che attende, una relazione consapevole del fatto che i risultati non saranno mai visibili nell’immediato: l’educando è un frutto in maturazione ed il compito dell’educatore è quello di rimanere in attesa ed accattare l’irriducibile discontinuità tra i nostri atti e il loro risultato.

Ogni educatore dovrà affiancare alla pazienza per l’attesa della maturazione la credenza alla possibilità del cambiamento. Questo, seppur con tempi individualizzati, avverrà sempre perché ogni uomo è un essere in continuo mutamento.

“La Scuola del mondo” di Gianni Rodari

“Fuori c’è un mondo che ti aspetta per mostrarti la sua bellezza”

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C’è una scuola grande come il mondo.

C’insegnano maestri, professori,

avvocati, muratori, televisori, giornali,

cartelli stradali,

il sole, i temporali, le stelle.

Ci sono lezioni facili

e lezioni difficili,

brutte, belle e così così.

Ci si impara a parlare, a giocare,

a dormire, a svegliarsi,

a voler bene e perfino

ad arrabbiarsi.

Ci sono esami tutti i momenti,

ma non ci sono ripetenti:

nessuno può fermarsi a dieci anni,

a quindici, a venti,

e riposare un pochino.

Di imparare non si finisce mai,

e quel che non si sa

è sempre più importante

di quel che già si sa.

Questa scuola è il mondo intero

quanto è grosso:

apri gli occhi e anche tu sarai promosso.

 

 

 

 

 

I giorni della merla. Una storia da raccontare ai più piccoli

“Se son freddi, la primavera sarà bella, se son caldi la primavera arriverà tardi”

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Il tempo per i più piccoli è qualcosa di  astratto e difficile da cogliere ma insegnare loro ad orientarsi nel tempo è un obiettivo educativo fondamentale. Questo implica l’insegnare loro anche alcune peculiarità che caratterizzano alcuni dei suoi momenti. Le storie, ancora una volta, ci sono di aiuto.

Secondo la tradizione gli ultimi tre giorni di gennaio sono i più freddi dell’anno e prendono il nome di giorni della merla. Questo nome deriva da una leggenda che può essere raccontata anche ai più piccoli.

Molto tempo fa i merli avevano le piume bianche come il latte. Un anno ci fu un inverno molto rigido. La neve con il suo mantello bianco, aveva ricoperto le strade, i giardini e la città di Milano. In questa cittadina viveva una famiglia di merli: papà merlo, mamma merla e tre piccoli e teneri merli nati da poco. La neve era tanta e aveva seppellito le briciole di pane. Un giorno papà merlo infreddolito disse alla famiglia: “Miei cari, fa tanto freddo, rischiamo di morire se non troveremo un riparo e del cibo. Ma ho un’idea! sposteremo il nido vicino a quel camino, così starete al caldo, intanto io volerò alla ricerca di cibo”. Papà merlo spostò il nido su di un palazzo vicino e partì. Passarono tre giorni e quando papà merlo fece ritorno trovò la sua famiglia dove l’aveva lasciata. Fu una bella sorpresa quando scoprì che erano diventati neri come la notte a causa del fumo uscito dal camino. Stentò a riconoscerli. Sfamò la sua famiglia e la salvò dal gelo dell’inverno.

Da quel giorno i merli nascono con le piume nere e per ricordare questo avvenimento, gli ultimi tre giorni di gennaio sono chiamati “I tre giorni della merla”. Questa leggenda spiega anche l’origine delle piume nere dei merli.

“Abbraccia la bambina che è in te” di Fabio Volo

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Vai davanti allo specchio, guardati allo specchio. Vedi prima la persona che sei, vai dentro gli occhi, giù giù giù, dentro gli occhi, finchè arrivi in una stanzetta. Là, in mezzo alla stanza, al buio, c’è una bambina seduta su una sedia. La vedi? Guardala, c’è una bambina piccola piccola, seduta su una sedia in mezzo a una stanza, da sola, che piange. La vedi? E’ li da sola, come se fosse in cantina, la vedi? E’ una roba che ti spezza il cuore. Vai li, abbracciala, quella bambina sei tu. Digli: “scusami da morire! Scusami, scusami, scusami!”

Abbracciala.

Il discorso sulla felicità di Zygmunt Bauman

“La felicità non è una vita senza problemi”

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Non è vero che la felicità significhi una vita senza problemi. La vita felice viene dal superamento dei problemi, dalla lotta contro i problemi, dal risolvere le difficoltà, le sfide. Bisogna affrontare le sfide, fare del proprio meglio.

Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide proposte dal fato e invece ci si sente persi aumentano le comodità.