“Quando penso…”. La filosofia va alle elementari

“Gli uomini saggi non dicono tutto quello che pensano, ma pensano tutto quello che dicono” Gotthold Lessing

fabbrica-del-pensiero-3_800x600

Si dice che la filosofia sia una cosa da grandi. Un assunto che è stato ribaltato dal progetto “Fare Filosofia con i bambini”. L’iniziativa ha coinvolto sei classi di quarta e quinta elementare di un istituto di Milano, su iniziativa del dipartimento di Filosofia dell’Università Cattolica di Milano.

Il progetto aveva preso il vita una decina di anni fa per mano del professor Roberto Radice e a gennaio di quest’anno ha ripreso vita.

Inizialmente il progetto avrebbe dovuto coinvolgere solo due classi ma l’entusiasmo mostrato dai piccoli filosofi ha fatto si che questo coinvolgesse sei classi. È emerso un grande desiderio di farsi ascoltare e di farsi rispettare nelle proprie idee.

Per avvicinare i piccoli alla filosofia non sono state utilizzate lezioni frontali, non si è affrontata una storia della filosofia ma l’attività si è svolta in forma laboratoriale in cui a fare filosofia sono stati proprio i bambini. Non sono stati forniti contenuti ma si è lasciato che fossero proprio i piccoli a concettualizzare, partendo dal vissuto quotidiano, dalla realtà che conoscono, per farli riflettere su di loro e sulla valenza del pensiero.

I bambini sono riusciti a trovare in loro stessi quesiti ai quali hanno cercato di dare una risposta e intorno ai quali hanno costruito tra di loro una vera e propria comunità dialogante.

“Fare Filosofia con i bambini” è un progetto che ha il pregio di avvicinare i più piccoli al mondo delle discipline umanistiche in un’epoca in cui il sapere privilegiato è quello tecnico-scientifico. Le humanities fanno parte dell’uomo: eliminarle vuol dire avere persone meno preparate. I bambini riescono a fare filosofia con spontaneità perché non hanno preconcetti: sarebbe bello creare un progetto pilota per rendere curricolare l’esperienza della filosofia alle elementari. Nella didattica ordinaria, anche se ragionano su quanto hanno studiato, hanno già un contenuto da studiare. Mentre fare filosofia significa porsi problemi che partono da noi stessi, dalla nostra esistenza e dalla nostra relazione con gli altri.

Il successo della prima esperienza sarà replicato e riguarderà anche le classi terze.

Il sogno del Dipartimento di Filosofia dell’Università Cattolica è quello di intraprendere un  progetto pilota che coinvolga gli ultimi tre anni delle scuole elementari: un’occasione in più per una formazione mentale del bambino completa con una didattica del tutto nuova.


Riferimenti bibliografici: http://www.cattolicanews.it/quando-i-bambini-fanno-oh

“Un minuto” di Somin Ahn

“Il tempo è un modo per fare ordine ma la vita è più fantasiosa”

14641917_1258143110874345_3924387402247130329_n

“Un minuto”, di Somin Ahn è un libro che ho trovato per caso, tra gli scaffali disordinati di una piccola libreria del centro.

E’ bastato un minuto per capire che quel libro meritava di essere portato a casa e sfogliato pagina per pagina, minuto dopo minuto.

Un piccolo libro di parole e disegni, di colori e pura poesia ma anche riflessione. Un libro per bambini ma anche per chi dice di essere grande e non si ferma mai a riflettere su un tempo che diviene sempre più la semplice e fredda scansione di eventi, un sistema di organizzazione di corse, pranzi e cene.

Il Tempo passa indifferente e non indugia sui nostri maldestri tentativi di fare bene, di fare meglio.

Ci fermiamo mai sul quel qui ed ora, di cui tanto parliamo e che riteniamo così improtante?

Questo libro ci porta a riflettere su questo, su quante cose possono accadere in un minuto e volare via se non siamo pronti a coglierne l’essenza, quanto un minuto possa passare lento ed essere un semplice niente, come un minuto passato a guardare la pioggia che cade.

14589896_1258131394208850_688110638399241842_o

Questo libro ci aiuta a concentrarci sul presente nella sua parte più piccola: il minuto.

Il libro inizia spiegandoci tecnicamente che cos’è un minuto: “un minuto dura sessanta secondi. In un minuto, la lancetta dei secondi, si muove sessanta volte” , ma pagina dopo pagina le immagini e parole ci portano sempre più vicini alle emozioni legate al tempo: “a volte un minuto è corto. A volte un minuto è lungo”. 

14680813_1258131650875491_4941154397922994902_o

14753463_1258131734208816_7827224737069067342_o

Il libro ci insegna che il tempo è uno scrigno in cui possiamo trovare momenti magici, ma dobbiamo saperli riconoscere e cogliere.

“A volte un minuto è importante”: un altro treno passerà ma su quel treno potresti incontrare la persona che sarà il tuo migliore amico, ascoltare la storia più bella che tu abbia mai sentito, innamorarti o arrabbiarti, come mai prima d’ora. Potresti vivere il viaggio più noioso che tua abbia mai vissuto o un’emozione unica. Un minuto è importante.

14712850_1258139850874671_8002205402232972859_o

E allora dobbiamo educarci ed educare al tempo, all’accoglienza di attimi che possono essere così importanti e che, senza dubbio, non torneranno, perchè il tempo scorre solo in avanti e tornare non si può. E’ necessario educarci ed educare all’emozione di ogni passo avanti ma anche all’attimo di ogni errore.

Il libro ci dice che dobbiamo ricordarci del tempo quando tutto sta succendendo. Non prima, non dopo.

A tutte le donne

“Quando si scrive delle donne, bisogna intingere la penna nell’arcobaleno”. Denis Diderot

FESTA-DELLA-DONNA

Perciò, ecco la mia raccomandazione a tutte le donne:

Abbandonatevi, mangiate le cose più buone, baciate chi amate, abbracciate, innamoratevi. E ancora, rilassatevi, viaggiate, saltate e andate a dormire tardi, alzatevi presto, correte, volate, cantate e fatevi belle. Mettetevi comode, ammirate i paesaggi e lasciatevi spettinare dalla vita.

Il peggio che potrà succedervi è che, sorridendo di fronte allo specchio, dovrete pettinarvi di nuovo.


da “Il Cappellaio Matto”

L’arte del dialogo e dell’ascolto

“Chiunque dovrebbe assistere in silenzio a una conversazione tra bambini, per scoprire che condividono una invidiabile apertura mentale. Cosi, se chiedeste loro, di cosa stanno parlando troverebbero normale rispondere ‘di elefanti e conigli’ “.

506758515Fino a circa due anni i bambini non si mostrano particolarmente interessati a comunicare tra loro. Nell’asilo nido i bambini preferiscono parlarsi con la mimica e gesti. Solo a partire dai tre anni i piccoli iniziano effettivamente a comunicare reciprocamente.

Spesso si cerca di identificarsi con il bambino e per comunicare con lui si usano termini propri del pinguaggio infantile, si dice ad esempio ‘dammi la manina’ anziche’ ‘dammi la mano’. Alla lunga questo atteggiamento rende piu’ difficile per il bambino impossessarsi delle parole corrette. E’ bene quindi che gli adulti utilizzino un linguaggio preciso. E’ necessario che i grandi utilizzino aggettivi che espimono giudizi ed emozioni: bello, brutto, allegro, triste, armonioso, affascinante… Il bambino sara’ cosi incoraggiato ad arricchire il linguaggio, a impadronirsi dei sinonimi, a inventare paragoni, a scoprire nuove immagini.

Se il bambino, al termine della giornata, non vuole raccontarsi e’ necessario rovesciare la prospettiva: se volete aprire un dialogo e’ necessario parlare di se stessi, dei propri pensieri, di gioie e dispiaceri e della propria giornata.

E’ utile dedicare al dialogo uno spazio durante la giornata, dieci minuti dedicati al piccolo, senza TV, pentole sui fornelli o interruzioni continue. Non e’ necessario trovare argomenti precisi ma di raccontare qualcosa che e’ accaduto e stare ad ascoltare i commenti del bambino che, pian piano, si aprira’ a sua volta.

Ascoltare il piccolo significa, oltre che ascoltare le sue parole, prestare attenzione ai suoi sentimenti e alle sue emozioni.