“Bruchi e farfalle”

“Bisogna allenare l’occhio a non vedere il bruco ma la farfalla che verrà”.

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“Le farfalle non si allevano.

Se si vuole vederle volare in giardino bisogna piantare fiori, creare cioè le condizioni favorevoli.

Non si può integrare una persona disabile in modo diretto, magari con un atto amministrativo: bisogna crerare le condizioni affichè il disabile, i suoi compagni, il controllere del bus, la commessa del negozio si sentano parte di una stessa solidarietà.

Piantate fiori, aspettate le farfalle e poi godete dei loro movimenti e della loro libertà.

Sulle nostre scrivanie compaiono bruchi, mai farfalle.

Bisogna allenare l’occhio a non vedere il bruco ma la farfalla che verrà.

Ogni tanto la diagnosi, l’osservazione, la misurazione limita al bruco e impedisce di vedere la farfalla. Il bambino capisce se lo vedi come bruco o come farfalla e si comporta di conseguenza. 

Formare un educatore vuol dire allenarlo a veder farfalle”.

di Mauro Martinoni

Un anno passato in un soffio

“L’educazione è cosa di cuore”

torta_anno_1Un anno fa oggi pubblicavo il mio primo articolo , parlava di cambiamento, del bisogno di riprogettarsi, di cambiare secondo gli eventi, di quel fenomeno chiamato resilienza, che altro non è che la capacità di utilizzare le proprie risorse, la capacità di non mollare ma andare avanti sempre, il reinventarsi ogni giorno.

Un anno fa oggi ero seduta ad un banco in un’aula universitaria, ascoltavo una lezione noiosa con un elenco di date in mano che usavo per contare quante ore restavano alla fine di quel corso. Tra quei banchi ho pensato e scritto il mio primo articolo, il primo soffio di pedagogia. Tra quei banchi ho scritto di cambiamento,  inconsapevole del fatto che il mio cambiamento era li, ad un passo.

Oggi, un anno dopo, quell’elenco che serviva per il conto alla rovescia di noiose lezioni non c’è più. Il blocco degli appunti ha lasciato il posto a raccoglitori pieni di progetti e nomi di bambini fantastici e speciali; speciali non per le loro peculiarità, patologiche o meno, ma soprattutto, semplicemente, per il fatto di essere bambini.

Oggi, un anno fa, non avrei mai pensato di ritrovarmi ad alzarmi ogni mattina all’alba felice di entrare in un’aula, fingere di bere un caffè preparato per caso da quella bambina con gli occhi neri o rincorrere quel bambino con le lentiggini solo perché lui si regali un sorriso.

Un cambiamento questo che ha messo in dubbio molto di quello che avevo scritto, che ha fatto emergere la sensazione di pochezza di molte parole scritte in precedenza ma che mi ha portato a riflettere di più, a selezionare ciò che merita di essere battuto e pubblicato e ciò che è meglio lasciar correre perché riempire pagine vuote con semplici segni neri non ha alcun senso. Ciò che ha senso, per me è cercare e ricercare, raccontare, il reale o il teorico ma che sia pieno di significato.

Uno schermo bianco che sta imparando a parlare, giorno dopo giorno, errore dopo errore e pensiero dopo pensiero.

Incosciente,  appassionata, sedotta, irrimediabilmente continuerò a far tintinnare questi tasti  che, quando emanano un rumore crescente, ti stanno dicendo che ciò che stai scrivendo ti ha rapita e allora, si, pubblica.

Buone Vacanze … e un compito speciale

“Ballate. senza vergogna. sognate la vostra vita. l’estate mette sobbuglio. Trovate scintille di bellezza in tutte le cose”. Cesare Catà

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Cesare Catà è professore di un liceo delle Scienze Umane di Fermo e i compiti per le vacanze estive che il professore ha assegnato ai suoi studenti sono un vero insegnamento di vita, non solo per gli sudenti stessi ma per tutti noi.

“Al mattino, qualche volta, andate a camminare sulla riva del mare in totale solitudine: guardate come vi si riflette il sole e, pensando alle cose che più amate nella vita, sentitevi felici. Cercate di usare tutti i nuovi termini imparati insieme quest’anno: più cose potete dire, più cose potete pensare; e più cose potete pensare, più siete liberi. Leggete, quanto più potete. Ma non perché dovete. Leggete perché l’estate vi ispira avventure e sogni, e leggendo vi sentite simili a rondini in volo. Leggete perché è la migliore forma di rivolta che avete. Evitate tutte le cose, le situazioni e le persone che vi rendono negativi o vuoti: cercate situazioni stimolanti e la compagnia di amici che vi arricchiscono, vi comprendono e vi apprezzano per quello che siete. Se vi sentite tristi o spaventati, non vi preoccupate: l’estate, come tutte le cose meravigliose, mette in subbuglio l’anima. Provate a scrivere un diario per raccontare il vostro stato. Ballate. Senza vergogna. In pista sotto cassa, o in camera vostra. L’estate è una danza, ed è sciocco non farne parte. Almeno una volta, andate a vedere l’alba. Restate in silenzio e respirate. Chiudete gli occhi, grati. Fate molto sport. Se trovate una persona che vi incanta, diteglielo con tutte la sincerità e la grazia di cui siete capaci. Non importa se lui/lei capirà o meno. Se non lo farà, lui/lei non era il vostro destino; altrimenti, l’estate 2015 sarà la volta dorata sotto cui camminare insieme. Riguardate gli appunti delle nostre lezioni: per ogni autore e ogni concetto fatevi domande e rapportatele a quello che vi succede. Siate allegri come il sole, indomabili come il mare. Non dite parolacce, e siate sempre educatissimi e gentili. Guardate film dai dialoghi struggenti (possibilmente in lingua inglese) per migliorare la vostra competenza linguistica e la vostra capacità di sognare. Non lasciate che il film finisca con i titoli di coda. Rivivetelo mentre vivete la vostra estate. Nella luce sfavillante o nelle notti calde, sognate come dovrà e potrà essere la vostra vita: nell’estate cercate la forza per non arrendervi mai, e fate di tutto per perseguire quel sogno. Fate i bravi”.

Un bambino

Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto: a essere contento senza motivo, a essere sempre occupato con qualche cosa, e a pretendere con ogni sua forza quello che desidera. Paulo Coelho

bambinoUn bambino risponde “grazie” perché ha sentito che è il tuo modo di replicare a una gentilezza, non perché gli insegni a dirlo. Un bambino si muove sicuro nello spazio quando è consapevole che tu non lo trattieni, ma che sei lì nel caso lui abbia bisogno di te. Un bambino quando si fa male piange molto di più se percepisce la tua paura. Un bambino è un essere pensante, pieno di dignità, di orgoglio, di desiderio di autonomia. Quando un bambino cade correndo e tu gli avevi appena detto di muoversi piano su quel terreno scivoloso, ha comunque bisogno di essere abbracciato e rassicurato. Un bambino non apre un libro perché riceve un’imposizione, ma perché è spinto dalla curiosità di capire cosa ci sia di tanto meraviglioso nell’oggetto che voi tenete sempre in mano con quell’aria soddisfatta. Un bambino crede nelle fate se ci credi anche tu. Un bambino ha fiducia nell’amore quando cresce in un esempio di amore. Un bambino sempre attivo è nella maggior parte dei casi un bambino pieno di energia che deve trovare uno sfogo, non è un paziente da curare. Un bambino troppo pulito non è un bambino felice. La terra, il fango, la sabbia, le pozzanghere, gli animali, la neve, sono tutti elementi con cui lui vuole e deve entrare in contatto. Inutile indossare un sorriso sul volto per celare la malinconia, il bambino percepisce il dolore, lo legge, attraverso la sua lente sensibile. Un bambino merita sempre la verità.

“Non insegnate ai bambini la vostra morale è così stanca e malata potrebbe far male. Non indicate per loro una via conosciuta ma se proprio volete insegnate soltanto la magia della vita. Non insegnate ai bambini ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all’amore il resto è niente”.


Giorgio Gaber “Non insegnate ai bambini”

Ricaricare le pile del Cuore

“sarà primavera finché le fronde degli alberi faranno da tetto ai nostri sorrisi”

10003361_939042689451057_7135102355752817297_n“La pedagogia è ben connessa alla realtà, pone lo sguardo sulla vita concreta, sul qui ed ora”.

Sarà che il clima in questi ultimi giorni si è fatto mite, il gelsomino sul mio balcone sprigiona un profumo rinquorante e mentre scrivo dalla finestra entrano le risate felici dei bambini che giocano in un prato colmo di margherite fiorite.

Penso a quanto piccoli e grandi siano travolti dalle tendenze di oggi a passare ore ed ore davanti a schermi di computer, cellulari o TV, a rincorrere un tempo fantasma, strappato dai mille impegni, penso a quanto, grandi e piccini, abbiano il bisogno di vivere il mondo semplicemente, vivere dei niente meravigliosamente significativi. Sprofondare in un manto erboso, con un libro sopra la testa che ripara dal sole, dopo un pic nic, rincorrere una palla, uscire al mattino e respirare, per un attimo, la fresca brezza e concedersi il tempo di un caffè, di un semplice ciao ed un sorriso.

Ognuno di noi dovrebbe concedersi attimi e come genitori dovremmo costruire, per i nostri bambini, occasioni in cui il sole sia il carica batterie, visitare luoghi dai quali andare via non provochi tristezza perché il cuore è pieno di gioia. Attimi semplici ma vissuti in modo autentico, la colazione del mattino che sia un rito,  una predisposizione al sorriso per l’intera giornata, registrare immagini, come fossero fotogrammi, e raccontarle, condividerle. Incontrare mani con vene in rilievo e ascoltare occhi sporcati dalla vita.

Vivere un tempo, il nostro tempo, significa anche imparare, imparare dall’esperienza. Il mondo che ci circonda è il libro più bello, il motore di ricerca più completo. L’uomo impara facendo e il bambino soprattutto. Pensate sia possibile imparare a giocare a tennis leggendo un libro, guardando gli altri o sentendo qualcuno che ne parla?

Ciò che basterebbe fare è alzare, per un secondo, gli occhi dalle routine, guardare il cielo azzurro o regalare un sorriso alle nuvole e imparare a sfruttare quei momenti semplici, quei luoghi famigliari e farli rivivere in modo speciale, con fantasia e leggerezza, aggiungere curiosita’ ai propri punti di riferimento, cambiare idea, trovare nuove certezze, essere soddisfatti dei tentativi, del cammino, piu’ che della meta.