Maria Montessori: “Il tavolo della pace”. Uno strumento per ritrovare calma e serenità

“Dove c’è ordine, lì c’è pace”

Maria Montessori non ha mai parlato di educazione emotiva o intelligenza emotiva come concetti a sé stanti. Secondo la Montessori, infatti, le emozioni vanno di pari passo con la socializzazione.

Quando un bambino esplode in un attacco di rabbia, ciò che sente di più è il fatto che l’ambiente sociale nel quale si trova non si adatta alle sue aspettative, ai suoi bisogni di quel preciso momento. E’ come se ad un tratto l’ambiente che lo circonda diventi incomprensibile per lui, inaffrontabile.

Non può avere ciò che desidera, si sente offeso, infastidito da qualcuno o da qualcosa, incapace di rimandare la soddisfazione. Tutto ciò si traduce in urla, calci e altre reazioni spesso estreme e pericolose.

Le emozioni affiorano in quel contesto socio-emotivo quando il bambino interagisce con gli adulti o con altri bambini.

Gli adulti di riferimento, genitori e insegnanti, hanno il dovere di non sottovalutare mai queste manifestazioni, segno di ansie e nervosismi mai senza motivo.

Per ritornare alla calma dopo un litigio la Montessori aveva ideato lo stumento del “tavolo della pace”.

Che cos’è il “tavolo della pace”


Il tavolo della pace è un semplice tavolino che non viene utilizzato per nient’altro ma solo nei momenti di litigi o di particolare agitazione per ristabilire la pace.

Quando i bambini arrivano al tavolo sono pieni di rabbia, sono agitati per il litigio appena avvenuto, a volte si sono picchiati. E’ il momento di ristabilire la calma. Li si invota quindi a sedersi al tavolo della pace.

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Immagine: iheartmontessori.wordpress.com

Al centro del tavolo vi è un centrino e una candela (in situazioni particolari si può utilizzare anche una lampadina elettrica). Una volta accesa la candela i bambini potranno esprimere le loro ragoni senza interrompersi l’un l’altro.Nel caso si decida di utilizzare una lampadina elettrica potrebbe essere utile, per facilitare il turno di parola, che solo chi regge la lampada può parlare.

Insieme si cercherà così una soluzione. Solo se lo chiederanno l’adulto dovrà intervenire, guidando nella ricerca della soluzione, essendo quindi mediatore.

Solo una volta trovata la soluzione si potrà spegnere la luce della candela e tronare alle attività.

Una lettera a tutte le donne

Cara donna … amati

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Non dimenticare mai che tutte, quando si siedono, hanno i rotolini sulla pancia.

Se qualcuno ti dice che sei bella credici. Credici e basta, senza dubbi o paranoie. Ma prima di tutti credici tu. Sempre. Questo non significa che dovrai amare ogni parte del tuo corpo.

Ricorda di andare fiera delle tue smagliature da gravidanza perché là, da qualche parte, ci sarà una donna che spera di averle.

Non cercare un uomo che ti salvi, puoi salvarti da sola ma trova un uomo per il quale tu sia una priorità, quel qualcuno che viene prima di ogni altro. Non accettare mai di essere un’opzione.

Abbi fiducia in te stessa, prova a guardarti con gli occhi di chi ti ama e amati.

 

“Fatti bella per te”. Una lezione d’amore

“Credete in voi stesse”

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Nel giorno in cui si festeggia l’amore, in tutte le sue forme. Un inno all’amore per se stesse.

“Fatti bella per te” canta Paola Turci, un invito a tutte le donne a credere in loro stesse.

“Siamo in balia degli altri, siamo sempre più fragili. Dobbiamo tornare ad avere fiducia”.

Il Festival è sempre un evento in balia della critica, spesso negativa ma, se andiamo al di là del famoso palco di San Remo, non possiamo negare la bellezza e la profondità di alcuni dei brani che in questo Festival sono stati presentati. Il testo di Paola Turci ne è un esempio.

Ancora troppo spesso le donne sono messe dinnanzi ad un mondo che le fa sentire deboli, brutte, non all’altezza. Questa canzone è una lezione, una lezione da portare nelle aule, da leggere con le donne di domani, con le giovani donne di oggi. Il testo è un invito al sentirsi belle, non fuori, ma dentro, senza trucco, con i vestiti che più ci piacciono e non con quelli che vanno di moda. E’ un invito a lasciare che le emozioni vivano dentro di noi, un invito a farsi attraversare dalle emozioni anche se queste rischiano di cambiarci.

La canzone è un linguaggio facile per i giovani e per questo è uno strumento da non sottovalutare per aiutare a riflettere, per far si che ci si fermi a pensare, anche solo per un attimo. Anche solo per il tempo di una canzone.

Non ti trucchi
E sei più bella
Le mani stanche
E sei più bella
Con le ginocchia sotto il mento
Fuori piove a dirotto
Qualcosa dentro ti si è rotto
E sei più bella
Sovrappensiero
Tutto si ferma
Ti vesti in fretta
E sei più bella
E dentro hai una confusione
Hai messo tutto in discussione
Sorridi e non ti importa niente, niente!
Se un’emozione ti cambia anche il nome
Tu dalle ragione, tu dalle ragione
Se anche il cuore richiede attenzione
Tu fatti del bene
Tu fatti bella per te!
Per te, per te
Passano inverni
E sei più bella
E finalmente
Ti lasci andare
Apri le braccia
Ti rivedrai dentro una foto
Perdonerai il tempo passato
E finalmente ammetterai
Che sei più bella
Se un’emozione ti cambia anche il nome
Tu dalle ragione, tu dalle ragione
Se anche il cuore richiede attenzione
Tu fatti del bene
Tu fatti bella per te!
Per te, per te
E sei più bella quando sei davvero tu
E sei più bella quando non ci pensi più
Se un’emozione ti cambia anche il nome
Tu dalle ragione, tu dalle ragione
Se anche il cuore richiede attenzione
Tu fatti del bene
Tu fatti bella per te
Per te, per te

 

A una nonna un po’ più speciale

“Tutte le nonne sono speciali ma tu lo sei un po’ di più”

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Avrei potuto dirtelo in un giorno qualunque perchè se siamo insieme per noi è sempre un giorno di festa. Però te lo voglio dire oggi nonna speciale perchè forse qualcuno, leggendo queste parole, penserà come me di avere un nonno o una nonna speciale, proprio come te e che non serve aspettare un giorno stabilito per dire un semplice ti voglio bene, regalare un sorriso o un abbraccio.

Ciao nonna speciale,

volevo solo dirti che mi sono accorta che in tante cose siamo simili.

Ho una passione per i pentolini, tu avevi tantissimi piccoli pentolini e là in quella casa nel bosco alle finestre c’erano le tendine. La tua casa era bella tanto quella di una fiaba.

Cucinare era il mio gioco preferito. Cucinavo proprio come facevi tu che, con le mani sporche di farina, mi chiamavi Nini. Solo tu mi chiami così.

Un giorno qualcosa ti ha cambiato e sembrava averci portato via questo mondo quasi incantato. Ma là, dove nessuno riusciva più a vederti, io ti ho ritrovato. Sembra una forzatura essere tristi perchè tu, con la tua storia, hai riempito anche il futuro.

Tu, con la tua personalità unica, la tua allegria, il tuo essere quello che sei, non perfetta ma mai alla ricerca di compromessi. Tu sei quella che sa dire al mondo “io sono così, e questo è quanto”. Spero di imparare un giorno ad essere proprio così, come sei tu.

Però anch’io sono un po’ matta, proprio come te, e oggi ti dico grazie nonna speciale. Grazie per il tuo esserci,  sempre e comunque, in tutti quei modi che solo noi possiamo conoscere e riconoscere. Grazie a Te Nonna speciale che rendi ogni giorno più pieno di gioia, oltre ogni ostacolo, oltre la malattia. Io e Te, ora, sempre e per sempre.

A tutte le donne

“Quando si scrive delle donne, bisogna intingere la penna nell’arcobaleno”. Denis Diderot

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Perciò, ecco la mia raccomandazione a tutte le donne:

Abbandonatevi, mangiate le cose più buone, baciate chi amate, abbracciate, innamoratevi. E ancora, rilassatevi, viaggiate, saltate e andate a dormire tardi, alzatevi presto, correte, volate, cantate e fatevi belle. Mettetevi comode, ammirate i paesaggi e lasciatevi spettinare dalla vita.

Il peggio che potrà succedervi è che, sorridendo di fronte allo specchio, dovrete pettinarvi di nuovo.


da “Il Cappellaio Matto”

“Il mio amore fragile. Storia di Francesco”

“Per certi viaggi non si parte mai quando si parte. si parte prima. a volte molto prima”.

“Il mio amore fragile. Storia di Francesco” è un libro speciale. Scritto a più mani, una filosofica, l’altra teatrale ed una materna, quella di Catia Cariboni. Un diario materno il suo, la storia di un amore fragile, quello per Francesco, il bambino di cristallo.

copHo avuto il piacere di incontrare ed ascoltare Catia qualche mese e la sua storia, quella del piccolo Francesco e quella di Gabriele, la voce paterna, è una storia che tocca il cuore. Un testo sul significato del venire al mondo e dell’essere genitori. Non si intende qui esprimere giudizi in merito alle scelte espresse ma semplicemente far conoscere la storia di qualcuno, Francesco, di una madre, Catia, di un padre, Gabriele e di una famiglia. Un’occasione per riflettere.

“La storia del piccolo Francesco può parlare veramente a tutti: a chi è genitore e a chi è figlio, a quanti praticano l’arte medica e a coloro che vogliono trovare un tempo per pensare a quell’evento così semplice e spontaneo, eppure così carico di significati e di valori che è il venire al mondo”.

Catia, durante un’ecografia di routine, scopre che il suo piccolo Francesco è affetto da una patologia rarissima, l’osteogenesi imperfetta, una fragilità ossea che procurava a Francesco numerose fratture delle ossa, anche allo stadio fetale. Le possibilità che i medici danno alla sopravvivenza di Francesco sono scarse e parlano di lui a genitori come un “nano da circo”.

Catia e Gabriele dicono No, e quello è il loro Si a Francesco.

Esami più approfonditi confermano la diagnosi e i medici spiegarono ai futuri genitori che il piccolo Francesco avrebbe avuto anche un grave deficit mentale.

Secondo i medici la vita di Francesco non sarebbe stata degna di essere vissuta, Francesco sarebbe stato “condannato alla vita” ma “un’altra via non sarebbe stata percorribile per noi”.

Francesco nasce il 30 giugno, durante un temporale estivo, il suo primo vestitino, cucito apposta per lui era pronto.

“Francesco voleva nascere. A un tratto ecco finalmente un Francesco: lavato ed avvolto in un lenzuolo. Questi i primi attimi della vita postnatale di Francesco”.

Il compito a cui sono chiamati ora Catia e Gabriele è quello di essere genitori. Lo sconforto di vedere le fratture di Francesco, il pensiero del suo dolore, le difficoltà nel prenderlo in braccio, fargli il bagnetto, coccolarlo; fare con lui e per lui le cose più semplici.

Una storia di amore puro, quello di due genitori per il proprio figlio, l’affronto di una malattia rara, di un superamento di giudizi superficiali. Scelte difficili ed emozioni indimenticabili.

Una storia per riflettere. Una storia da condividere o criticare. Una storia che, nonostante i giudizi ed i pregiudizi, regala un’emozione profonda.


Catia Cariboni, Gaetano Oliva, Adriano Pessina, Il mio amore fragile. Storia di Francesco, XY.IT Editore, 2011

L’amore ferito

11659217_416380118553548_953989612111170027_nParlare d’amore è complesso, è qualcosa di cosi intimo e profondo, qualcosa che non conosce vera definizione. L’amore si prova, non si dice. Le parole non possono dire l’amore, come non possono dire il dolore. Due antipodi che possono correre l’uno cosi vicino all’alto.

Ad una prima riflessione a nessuno verrebbe in mente di parlare d’amore se si parla di violenza. Ma in uno stupro c’è un amore profondo che in un secondo, come un vaso di cristallo che colpito cade a terra, si frantuma in mille pezzi. Il rumore è assordante, cupo, pungente, come le schegge di quel cristallo. E’ l’amore per se stessi, l’amore per la vita e per tutto ciò che in essa è contenuto. Quell’amore improvvisamente diviene profondo senso di colpa e inadeguatezza.

Le ferite che si curano in pronto soccorso sembrano non esistere. E’ l’anima ad essere ferita. Il dolore è provocato da qualcosa di invisibile. Senza luogo e senza tempo.

Intorno a questo dolore il mondo continua a girare e con lui addosso si deve uscire di casa ancora, prendere l’autobus, andare a scuola o al lavoro. Superare quel senso di ingiustificata vergogna che si prova.
Passano i giorni, le settimane, i mesi e gli anni e le ferite divengono cicatrici. E’ intorno a queste profonde e invisibili cicatrici che, non torna la normalità, ma se ne costruisce una nuova. Niente sarà più come prima di quella notte, di quella mattina o pomeriggio, d’estate o d’inverno. Niente sarà più come prima di quel momento. Ma questa stessa vita che ferisce, distrugge, è quella che ama e ri-costruisce.

Scrivo questo post oggi, senza riferimento alcuno, senza storia alcuna perché,  purtroppo, gli amori feriti sono tanti, troppi. Troppi ancora sono i silenzi ma troppe sono anche le voci inopportune che spesso si alzano.
Queste righe sono un semplice pensiero, un attimo dedicato a questi amori feriti, a queste donne, grandi donne che tornano ad amare, prima di tutto loro stesse, donne che alzano la teste e tornano a guardarsi allo specchio.

Davanti a fenomeni tali non si può tacere e non lo si deve fare ma troppo spesso nei racconti dei fatti ci si dimentica che dietro a quella storia c’è prima di tutto una persona con una ferita profonda, un chi che dovrà ri-costruirsi e per farlo dovrà usare tutta la forza possibile, anche quella che essa stessa non avrebbe mai pensato di avere.

Le vittime sono spesso presentate come donne deboli. Pochi ancora dedicano righe che raccontano il coraggio di donne che gridano e si rialzano.  Donne che hanno il coraggio di tornare a vedersi le bellissime donne che sono, non deboli, non vittime ma donne del coraggio, della voglia di vivere, che nulla è riuscito a portare via e che ri-credono che il domani e dopo sono più importanti ancora.

E’ anche questo che si dovrebbe  raccontare, non i particolari di lividi e botte, tutti sappiamo cosa significa violenza. Ciò che si dovrebbe mostrare sono donne che vengono ascoltate, aiutate e che, grazie a questo, si rialzano ed escono di casa a testa altra. Quello che si deve mostrare è il sostegno che fa la differenza. Ciò che si dove mostrare sono Donne che si riappropriano del loro corpo, donne che così, gridano in silenzio ad altre donne che la forza per dire no e ricominciare esiste!


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