Educare nel bosco: quando l’educazione incontra la natura

“In questo piccolo pezzo di mondo non è vietato sporcarsi, non è vietato salire sugli alberi, non è vietato urlare di gioia o saltare nelle pozzanghere, non è vietato ridere a crepapelle”

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“Un cantiere dove sperimentare il senso di libertà”

Nel bosco i bambini si muovono tra gli alberi, inventano dal nulla, giocano con i materiali naturali, imparano l’uno dall’altro in un ambiente ricco di stimoli, senza tempi e modalità imposti.

Sono gli anni ’50 quando l’educatrice Ella Flautau apre, in Danimarca, la prima scuola dell’infanzia nel bosco.

Nella sua vita quotidiana come madre, Ella, era solita trascorrere molto tempo a giocare con i suoi quattro bambini nel bosco dietro casa. Questa abitudine suscitò l’interesse e la curiosità di altri genitori.

Da qui nacque spontaneamente la prima esperienza di educazione nel bosco. Ella, in collaborazione con altri genitori, fondò quella che prese il nome di Skovbørnehave, Scuola Materna nel Bosco.

Fu questa un’esperienza pionieristica che portò alla nascita di una innovativa corrente pedagogica.

Da qui nel corso degli anni si svilupparono diverse esperienze di asili nel bosco, in Germania, in Svizzera e in anni recenti anche in Italia.

La natura produce sempre sensazioni positive nei bambini, sensazioni dipinte nei sorrisi dei loro volti quando possono sporcarsi le mani nella terra, saltare in una pozzanghera o osservare da vicino qualche abitante del bosco.

Dalle esperienze degli asili nel bosco possono essere tratti spunti per l’elaborazione di progetti educativi da svolgere con classi di tutte le età, progetti che permettano di sperimentare l’emozione unica data dal vivere a stretto contatto con la natura, sperimentarla per poterla conoscerla al meglio e saperla rispettare.

E’ necessaria una riflessione pedagogica che ripensi le pratiche nei servizi educativi e scolastici.

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“Il diritto all’ozio, il diritto a sporcarsi, il diritto agli odori, il diritto al dialogo, il diritto all’uso delle mani, il diritto ad un buon inizio, il diritto alla strada, il diritto al selvaggio, il diritto al silenzio, il diritto alle sfumature”

Oggigiorno poter osservare la natura con i suoi mutamenti e le sue meraviglie è cosa rara. L’educazione è spesso chiusa tra le quattro mura della scuola e della casa. Le stagioni che mutano passano spesso inosservate dalle finestre che affacciano su grandi città, colme di palazzi e giocare in luoghi aperti e sicuri è un qualcosa che si è completamente dimenticato.

E’ necessario quindi pensare ad un’educazione che si avvicini maggiormente alla natura e che permetta ai piccoli di scoprire le proprie origini. Un’educazione nella quale gli stimoli siano forniti direttamente dal luogo, non pensato e progettato nei dettagli dall’educatore ma che sia esso stesso un educatore. Luoghi che possano stimolare la fantasia, la creatività e l’iniziativa. Luoghi nei quali i piccoli possano creare mondi nuovi ed immaginari, inventare giochi e costruire giocattoli con gli oggetti che la natura mette loro a disposizione.

Il bambino che avrà l’opportunità di entrare in contatto la natura imparerà a conoscere i propri limiti e pertanto sperimenterà soluzioni sempre nuove per poterli superare in modo efficace.

La possibilità di giocare liberamente nella natura permette di sviluppare una perfetta armonia tra corpo e mente.

I bambini a contatto con la natura hanno la posibilità di essere pienamente bambini, liberi dai vincoli e dalle regole della città.

Sono i bambini che saltano in una pozzangghera, che si arrampicano su un albero, che raccolgono rami e costruiscono capanne il sogno di quella parte della pedagogia che faccia della scuola non l’industria dell’obbligo, ma un cantiere dove sperimentare il senso di libertà.

Il parco cinque sensi: un’esperienza a piedi scalzi

“Non è folle chi cammina a piedi nudi. É folle chi non lo fa”

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Il mondo in cui viviamo, questo nostro mondo digitale, fatto di sterile plastica è lontano da quell’educazione alla sensorialità così importante per lo sviluppo del bambino. I sensi, che sono alla base della percezione umana del mondo circostante, vengono oggi dati per scontato.

Nascosto tra i monti Cimini, in provincia di Viterbo, c’è un luogo dove i sensi sono i principi indiscussi, il Parco Cinque Sensi. Un percorso per vivere un’esperienza, dal naso alle orecchie, dalle mani ai piedi.

Un parco divertimenti da percorrere tutto a piedi scalzi che ci invita a riscoprire ed a scoprire i nostri sensi. Il parco si estende lungo un sentiero intervallato da vasche umide o asciutte, dure o morbide, fredde o calde e infinite sorprese. Si cammina lungo il sentiero sensoriale ricco di sorprese da annusare, toccare e calpestare. Ci si può avventurare sospesi tra gli alberi o trascorrere il tempo nei numerosi mini laboratori didattici.

Il percorso sensoriale,  è accessibile a tutti, grandi, piccini e persone con disabilità, costeggia un grande vigneto biologico e si snoda tra ulivi, ciliegi conifere e piante antiche, sorprendendo il visitatore a piedi nudi con vasche asciutte e bagnate, nelle quali si passa dal fango cretoso alla torba, dai tappi di sughero alle cortecce d’albero.

Camminare scalzi è un gesto semplice e antico, che rimanda alle sensazioni dell’infanzia e al piacere del contatto con la natura. “I nostri piedi posseggono una capacità quasi magica di captare e trasmettere vibrazioni e sensazioni assolutamente speciali, più di ogni altro organo di senso. Camminare scalzi fa stare bene davvero dalla testa ai piedi! Basta abbandonare alcuni sciocchi luoghi comuni, togliersi le scarpe e lasciarsi andare. Piano piano i vostri piedi si abitueranno a ogni tipo di contatto terreno, dal più soffice al più ruvido, e riacquisteranno sensibilità e salute.  Una sola giornata trascorsa a piedi nudi vi darà la sensazione del rinnovamento, sia dal punto di vista fisico, che emozionale: vi sentirete con l’anima più vicini che mai all’essenza della natura”.

A tutte le donne

“Quando si scrive delle donne, bisogna intingere la penna nell’arcobaleno”. Denis Diderot

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Perciò, ecco la mia raccomandazione a tutte le donne:

Abbandonatevi, mangiate le cose più buone, baciate chi amate, abbracciate, innamoratevi. E ancora, rilassatevi, viaggiate, saltate e andate a dormire tardi, alzatevi presto, correte, volate, cantate e fatevi belle. Mettetevi comode, ammirate i paesaggi e lasciatevi spettinare dalla vita.

Il peggio che potrà succedervi è che, sorridendo di fronte allo specchio, dovrete pettinarvi di nuovo.


da “Il Cappellaio Matto”

Educare alla Felicità

“Se vi sentite felici, ditelo alla gente. Ridete! Piangete! Bisogna toccarci, stringerci, sorriderci, pensare l’uno all’altro, e curarci gli uni degli altri: siamo liberi di fare tutto ciò”. Leo buscaglia

bimba-che-rideIn molti Paesi del mondo la felicità sta diventando una materia di studio.

La felicità è quello stato caratterizzato da emozioni e sensazioni del corpo e della mente che procurano benessere e gioia in un momento più o meno lungo della nostra vita. La felicità, dal punto di vista psicologico, può essere il raggiungimento di un desiderio, la soddisfazione di vederlo realizzato o la soluzione di un problema che provoca gioia. La felicità può essere considerata come il provare ciò che esiste di bello nella vita. La felicità è un’emozione soggettiva, non casuale,  è una capacità individuale da scoprire. Non è un inseguimento dei sogni futuri, ma al contrario è il cercare di godere di quello che si possiede nel presente.

Epicuro, in una Lettera sulla felicità a Meneceo, lo ravvisava sul fatto che non c’è età per conoscere la felicità: non si è mai né vecchi né giovani per occuparsi del benessere dell’anima.

Epicuro parlando di felicità ne individua tre categorie, la prima è quella dei piaceri naturali e necessari, tra questi l’amicizia, la libertà, l’amore e le cure.

Studi nel campo delle neuroscienze e della psicologia positiva hanno evidenziato che un approccio positivo alla vita ha un impatto determinante sul benessere, la soddisfazione e la felicità dell’individuo. Inoltre è stato dimostrato che la positività non è una dote innata ma può essere insegnata e che quindi anche la felicità è un’abitudine che si può imparare da piccoli. Educare alla felicità è quindi possibile ed è un percorso di vitale importanza se applicato sin dalla nascita e dalla tenerissima infanzia, ovvero quando il cervello è nella sua massima fase di plasticità.

Educare alla felicità significa insegnare ai nostri bambini a divenire adulti solidi, forti, in grado di affrontare e superare le avversità della vita.

Prima di tutto è necessario che sia l’adulto stesso il primo ad imparare ad essere felici, a prendersi i suoi meriti quando gli spettano e gli insuccessi quando avvengono.

Spesso gli adulti pensano che un bambino è felice solo perché è un bambino. Ma spesso nella sua mente si affollano sensazioni che non sa come definire e che pensa siano sbagliate: la paura di un insuccesso, la paura che i genitori gli neghino l’affetto, la paura di smarrirsi, la rabbia e la frustrazione.

L’esempio è uno dei modi di insegnare più potenti e allora, noi siamo felici? Sorridiamo? Come esternalizziamo la nostra felicità?

Per educare i piccoli alla felicità è quindi necessario:

  • Sorridere: il sorriso è il primo mezzo per esprimere la felicità;
  • Diamo ai bambini piccoli compiti da compiere ed elogiamoli, nonostante i risultati perfetti;
  • Complicità: un bambino che sente di poter confidare i suoi sentimenti, le sue emozioni, successi e insuccessi, sarà un bambino felice;
  • La felicità non risiede in un bel voto o in un’ottima prestazione sportiva ma nei rapporti positivi con gli altri;
  • Lasciamo i piccoli liberi di sperimentare: non diciamo “fai così…” mentre stanno giocando. Giocando i bambini misurano se stessi. Lasciamoli liberi di farlo senza apostrofarli;
  • Raccontiamo le favole e non sostituiamo i libri con tablet, smartphone e tv;
  • Coccole, baci e abbracci;
  • A tutto c’è un rimedio: insegniamo ai nostri figli che un brutto momento non durerà per sempre, che un brutto voto non è un’etichetta.