Giocando si impara

“Per insegnare bisogna emozionare. Molti però pensano ancora che se ti diverti non impari”. M. Montessori

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Le tecniche di insegnamento tradizionali, che seguono quella che potremmo definire come la metafora della trasmissione di sapere, spesso portano gli alunni ad identificare il momento dello studio con i concetti di fatica e sacrificio. La mente viene qui considerata come una scatola vuota da riempire.

E’ necessario passare da una concezione di insegnamento intesa come trasmissione di sapere ad una concezione di costruzione di conoscenza.  

La mete è lo strumento attraverso il quale la conoscenza viene creata, non una scatola vuota in cui depositare conoscenza ma un meccanismo che conscente di creare nuova conoscenza.

Il gioco è un’attività naturale del bambino, diceva Maria Montessori, e quello che chiamiamo gioco è il momento nel quale il bambino costruisce le sue conoscenze. Compito dell’adulto, continua la stessa Montessori, è quello di fornire il materiale e l’ambiente adatto nel favorire tale costruzione.

Quello attraverso il gioco è un modo di apprendere percettivo-motorio nel quale l’apprendimento avviene per prove ed errori, la conoscenza emerge gradualmente, sopratutto dalla ripetizione dell’esercizio, che sarà sempre più focalizzata. Da tale apprendimento ne deriverà una conoscenza accessibile quando un contesto diverso lo richiederà.

Il gioco è uno strumento in grado di motivare lo studente ad avvicinarsi e portare a compimento diverse attività.  A differenza della didattica tradizionale, innesca e nutre nell’allievo sentimenti di coraggio e temerarietà e di conseguenza il desiderio di superare gli ostacoli. Il gioco crea un clima di serenità, condivisione e stimolo che costante favorisce le dinamiche di apprendimento. Lo studente maturerà anche da un punto di vista relazionale, ma avrà anche conseguito una costruzione di sapere. 

Vi sono ancora alcuni che credono e relegano il gioco ad attività ludica, non consdiderardolo come vero e proprio strumento didattico. E’ necessario porre una attenta riflessione in merito e cercare di diffondere il dato oggettivo che mostra come il gioco possa essere a tutti gli effetti uno strumento didattico.

Lettere a una nonna speciale

“L’essenziale è invisibile agli occhi” 

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Tu sei qualla nonna lì, quella che ha il profumo dei nonni.

Siamo simili in tante cose, troppe.

Dopo aver impastato la pizza, prima di lasciarla lievitare nel canovaccio umido, ed avvolgerla nella coperta di lana, gli faccio una croce. Proprio come face tu. Non mi ero mai resa conto di farlo anch’io.

Ho una passione per i piatti e le pentole. Tu avevi una casa piena di pentole. Una casa in mezza al bosco, dove da un po’ vorrei poter tornare. In una casa come la tua, con le tendine ricamate alle finestre, come le case delle bambole. Io oggi in una casa così ci vorrei vivere.

Mi chiami sempre Nini, anche quando sembravo una pallina gigante, con i miei chili di troppo. Ancor prima di essere piccina come ora.

Sembra una forzatura pensare a te prima della disabilità, perchè tu sei qui, ancora, con me e io ti vedo e riconosco in te ancora quella nonna speciale…un po’ più speciale.

Tu sai riempire ogni giorno il mio presente e mi hai indicato la strada per il mio futuro.

Tu Nonna speciale, con le tue carezze, i tuoi sorrisi, il tuo coraggio e la tua allegria. Tu con la tua personalità unica e il tuo saper essere quella che sei, mai perfetta ma mai alla ricerca di compromessi, per la serie: “Io sono così, e questo è quanto”. In questo non ti somiglio molto ma spero me lo insegnerai. Però anch’io sono un po’ matta, proprio come te, e ne vado fiera.

Con questo voglio solo dirti grazie Nonna speciale. Grazie al tuo esserci, sempre e comunque, in tutti quei modi che solo noi possiamo conoscere e riconoscere. Grazie a Te Nonna speciale che rendi ogni giorno più pieno di gioia, oltre ogni ostacolo, oltre la malattia. Io e Te, ora, sempre e per sempre.

Io con autismo: ecco cosa vorrei dirti

“Non sono soltanto un’autistico, ma sono anche un bambino, un adolescente, un adulto. Condivido molte delle cose dei bambini, degli adolescenti e degli adulti che voi chiamate normali” Angel Rivière

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Angel Rivière, professore di psicologia evolutiva presso l’Università Autonoma di Madrid, scomparso nel 2000, ha  lasciato un fortissimo contributo per la  comprensione del comportamento autistico,  grazie alla sua grande capacità di osservazione ed alla sua umanità nel trattare le persone.

Fu per più di vent’anni  consulente dell’Associazione spagnola di Bambini Autistici (APNA) e sviluppò una conoscenza diretta della sindrome attraverso anni di lavoro sul campo.

Rivière scrisse un documento molto interessante sul pensiero autistico, spiegando sinteticamente in venti punti cosa ci chiederebbe un soggetto affetto da autismo.

1. Aiutami a capire, organizza il mio mondo ed aiutami ad anticipare quello che succederà. Dammi ordine, struttura, non il caos.

2. Non ti angosciare per me, perché anch’io mi angoscio, rispetta i miei ritmi. Avrai sempre l’opportunità di relazionarti con me se capisci i miei bisogni e la mia maniera così particolare di capire la realtà. Non ti buttare giù, è normale che io vada sempre avanti.

3. Non mi parlare troppo, né troppo velocemente. Le parole non sono “aria” che non pesa come a te: per me possono essere un carico molto pesante. Molte volte non sono il miglior modo di rapportarsi con me.

4. Come gli altri bambini, gli altri adulti, ho bisogno di condividere il piacere e mi piace fare bene le cose, anche se non sempre ci riesco. Fammi sapere in qualche modo quando le ho fatte bene e aiutami a farle senza errori. Quando faccio troppi errori, mi succede come a te, mi irrito e finisco per rifiutarmi di fare le cose.

5. Ho bisogno di più ordine di te, di capire in anticipo le cose che mi accadranno. Dobbiamo patteggiare i miei rituali per convivere.

6. Per me è difficile capire il senso di molte delle cose che mi chiedono di fare. Aiutami tu a capire. Cerca di chiedermi di fare delle cose che abbiano un senso concreto e decifrabile per me. Non permettere che mi annoi o che rimanga inattivo.

7. Non mi invadere eccessivamente. A volte voi persone “normali” siete troppo imprevedibili, troppo rumorosi, troppo stimolanti. Rispetta le mie distanze, ne ho bisogno, ma non mi lasciare solo.

8. Quello che faccio non è contro di te; se mi arrabbio, mi faccio del male, distruggo qualcosa o mi muovo in eccesso, è perché è difficile capire o fare quello che stai chiedendo. Già faccio fatica a capire le intenzioni degli altri, quindi non attribuirmi delle cattive intenzioni.

9. Il mio sviluppo non è assurdo, anche se è difficile da capire. a una sua logica. Molti dei comportamenti che voi chiamate alterati sono il mio modo di affrontare il mondo con questa mia speciale maniera di essere e di percepire. Fai uno sforzo per capirmi.

11. Non mi chiedere di fare sempre le stesse cose, non esigere sempre la solita routine. Non diventare autistico per aiutarmi, sono io l’autistico !!

12. Non sono soltanto un’autistico, ma sono anche un bambino, un adolescente, un adulto. Condivido molte delle cose dei bambini, degli adolescenti e degli adulti che voi chiamate normali. Mi piace giocare, divertirmi, voglio bene ai miei genitori, sono contento se riesco a fare bene le cose. Ci sono molte più cose che ci possono unire che non dividere.

13. E’ bello vivere con me. Ti posso dare tante soddisfazioni, come le altre persone. Ci può essere il momento in cui io sia la tua migliore compagnia.

14. Non mi aggredire chimicamente. Se ti hanno detto che devo prendere dei farmaci fammi controllare periodicamente da uno specialista.

15. Né i miei genitori né io abbiamo colpa di quello che mi succede. Non ce l’hanno nemmeno i professionisti che mi aiutano. Non serve a niente darsi le colpe l’un con l’altro. A volte le mie reazioni e i miei comportamenti possono essere difficili da capire e da affrontare, ma non è colpa di nessuno. L’idea di colpa produce soltanto sofferenza, ma non aiuta.

16. Non mi chiedere in continuazione di fare cose che io non sono capace di fare., ma chiedimi invece di fare cose che io sono in grado di fare. Aiutami ad essere più autonomo, a capire meglio, a comunicare meglio, ma non mi dare aiuto in eccesso.

17. Non devi cambiare la tua vita completamente perché convivi con una persona autistica. A me non serve che tu ti senta giù, che ti chiuda in te stesso, che ti deprima. Ho bisogno di essere circondato da stabilità e di benessere emozionale per sentirmi meglio.

18. Aiutami con naturalezza, senza che diventi un’ossessione. Per potermi aiutarmi devi avere anche tu dei momenti di riposo, di svago, di cose tue. Avvicinati a me, non te ne andare, ma non ti sentire costretto a reggere un peso insopportabile.

19. Accettami così come sono, non mettere condizioni al tuo accettare che io non sia più autistico, lo sono. Sii ottimista ma senza credere alle favole o ai miracoli. La mia situazione normalmente migliora anche se non si potrà parlare di guarigione.

20. Anche se per me è difficile comunicare e non posso capire le sfumature sociali, ho dei pregi rispetto a voi che vi considerate “normali”. Per me è difficile comunicare, ma non inganno. Non ho doppie intenzioni né sentimenti pericolosi. La mia vita può essere soddisfacente se semplice ed ordinata, tranquilla, se non mi chiedi in continuazione di fare solo cose che sono difficili per me. Essere autistico è un modo di essere, anche se non è quello normale, la mia vita di autistico può essere così bella e felice come la tua che sei “normale”. Le nostre vite si possono incontrare e possiamo condividere molte esperienze.

Il tempo della famiglia: la costruzione di un tempo prezioso

“Vivere un tempo, il nostro tempo, significa imparare. Il mondo che ci circonda è il libro più bello, il motore di ricerca più completo”

interpretazione-disegni-bambiniIl tempo è un bene prezioso, che spesso sfugge di mano. I genitori vivono non di rado soffocati dai numerosi impegni quotidiani, accompagnati da sentimenti di colpa nei confronti dei loro piccoli ai quali sentono di non riuscire a dedicare tempo a sufficienza.

Oggi, grandi e piccini, sono travolti dalle tendenze a trascorrere ore ed ore davanti a schermi di computer, cellulari o TV. Si ritrovano a rincorrere un tempo fantasma, strappato dai mille impegni.

Ogni genitore è consapevole dell’importanza di trascorrere del tempo insieme ai propri bambini, sia dal punto di vista affettivo che educativo ma trovare tale tempo è percepito da molti genitori come un problema. Alla luce di questo è opportuno porre una riflessione e trovare alcuni spunti sui quali riflettere al fine della costruzione di un tempo per la famiglia: la costruzione di un tempo prezioso.

Prima di qualsiasi linea guida è fondamentale che il genitore sia consapevole del fatto che avere poco tempo da dedicare ai propri figli non significa amarli di meno. Ciò che è indispensabile è rendere anche i più piccoli momenti ricchi e favorevoli, da ogni punto di vista. Oggi il bisogno più palesato di adulti e bambini è quello di vivere il mondo semplicemente, di vivere dei niente meravigliosamente significativi.

Come adulti è richiesto di creare momenti speciali, sprofondare in un manto erboso dopo un pic nic, magari con un libro sopra la testa che ripara dal sole, o rincorrere una palla, uscire al mattino e respirare per un attimo, la fresca brezza e concedersi un semplice ciao, fuori dalla scuola, un sorriso ed un bacio, come augurio di una buona giornata. E’ opportuno poi che la famiglia pianifichi ed organizzi momenti da trascorrere insieme, in particolare nei fine settimana. Prendersi una pausa e dedicarsi interamente ai propri bambini può essere risolutivo. Per l’adulto significa staccare dal lavoro e questo per i piccoli sarà un dono prezioso. Se i figli sono più di uno sarà necessario trovare anche un tempo da dedicare singolarmente ad ognuno, un tempo per ascoltare, confidenze e segreti, per una coccola in più. Ogni bambino sarà così entusiasta e si sentirà speciale nel ricevere un tempo tutto dedicato a lui.

Anche i piccoli trucchetti, apparentemente semplici ed irrisori, possono trasformarsi in preziosi momenti da trascorrere insieme, con valenza varia, che permettono da un lato al genitore di svolgere i compiti richiestogli dalla casa e dall’altro di trascorrere del tempo con il figlio. Pensiamo semplicemente alla preparazione della cena. Spesso quando i genitori preparano la cena i bambini si ritrovano soli davanti alla TV. Essi saranno entusiasti di essere coinvolti, la passione per la cucina in alcuni bambini è naturale e mostrano curiosità nello scoprire ed assaggiare gli ingredienti. Cucinare insieme, apparecchiare la tavola, in un’ottica di collaborazione, può trasformarsi in un momento davvero speciale.

Ognuno di noi dovrebbe concedersi attimi e come genitori abbiamo il compito di costruire per i nostri bambini occasioni in cui il sole sia il carica batterie. Attimi semplici ma vissuti in modo autentico, la colazione del mattino che sia un rito, una predisposizione al sorriso per l’intera giornata, registrare immagini come fossero fotogrammi, e raccontarle, condividerle.

La favola della buona notte. Le favole sviluppano la fantasia, evocano paure ed emozioni, aiutano a risolvere i problemi e li prevengono. Le favole regalano momenti magici e la magia non può non essere presente nella vita di un bambino. La favola è la voce, il racconto, il sogno, la magia, è l’attesa di un mondo fantastico. Le favole accompagnano nei sogni e sono l’occasione per trascorrere un momento speciale con i propri bambini. Il momento della favola della buonanotte diverrà il più amato dai vostri bambini. Vivere un tempo, il nostro tempo, significa imparare.

Il mondo che ci circonda è il libro più bello, il motore di ricerca più completo.

Compito dei genitori è trovare un tempo per accompagnare i piccoli in questo importante compito di scoperta. L’uomo impara facendo e ciò vale in particolare per il bambino: pensate sia possibile imparare a giocare a tennis leggendo un libro, guardando gli altri o sentendo qualcuno che ne parla? E’ sufficiente fermarsi un istante, alzare, per un attimo, gli occhi dalle routine, guardare il cielo azzurro o regalare un sorriso e imparare a sfruttare quei momenti semplici, quei luoghi famigliari e farli rivivere in modo speciale, con fantasia e leggerezza, aggiungere curiosità ai propri punti di riferimento, cambiare idea, trovare nuove certezze, essere soddisfatti dei tentativi, del cammino, più che della meta.

Abbracciare un bambino è una indispensabile forma d’amore

“I bambini sentono le nostre emozioni più di quanto ascoltino le nostre parole”

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Quando un bambino viene al mondo le prime cose che percepisce sono la pelle ed il suono del cuore della madre che lo accoglie tra le braccia.

Il calore di un abbraccio provoca emozioni positive e permette di sentirsi amati.

Abbracciare un bambino sarà determinante per la maturità psicofisca del piccolo. L’abbraccio permette di costruire le radici che uniscono genitri e figli. L’abbraccio permette di rendere il bambino parte di noi e costruire con lui il mondo famigliare.

Studi mostrano come bambini che non ricevono abbracci o carezze piangano meno, consapevoli del fatto che non verranno ascoltati. Inoltre le ricerche hanno dimostrato come gli abbracci creino connessioni neuronali utili all’annientamento delle paure, dei dubbi e delle incertezze. Lo sviluppo di bambini che non vengono abbracciati è più lento ed essi hanno meno curiosità nei confronti di ciò che li circonda.

Gli abbracci costituiscono il linguaggio del cuore e fanno crescere più forti, permettono al bambino di costruire la personalità. Sono il modo più significativo di creare un vincolo tra figli e genitori che rappresentano per  il piccolo il primo contatto sociale. L’abbraccio trasmette al bambino un messaggio di appartenenza che non lo fa sentire solo ma parte del mondo.

Non c’è nulla di più calmante di un abbraccio. A volte, nonostante abbiano mangiato, siano puliti, i neonati piangono ed il loro gesto non è ingiustificato ma è l’espressione di un bisogno, quello di un abbraccio. I bambini chiedono affetto, hanno bisogno degli abbracci di mamma e papaà per scongiurare quella paura che accomuna tutti noi: la paura di essere abbandonati e lasciati soli.

Un abbraccio non costa nulla ma ha una forza immensa. Non siate parsimoniosi di abbracci. Mai.

Crescere significa essere cacciatori di stelle

“Nessuno nasce perfetto, ne lo diventa, ma l’esistenza è un dono che non va sprecato”.

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Crescere, diventare una persona consapevole, è il mestiere più difficile, ma anche il più bello. Crescere è un mestiere senza fine.

In un mondo dove i punti di riferimento tendono a confondersi e dove è sempre più arduo trovare il proprio cammino, è importante riflettere su ciò a cui aspiriamo. Vogliamo divenatare una persona migliore in un mondo migliore?

Ogni grande avventura inizia con un primo passo, altrimenti che avventura sarebbe?

Nessuno nasce perfetto, né lo diventa. Importante è capire che la nostra esistenza è un dono che non va sprecato, ma assaporato istante dopo istante, nell’incontro con gli altri e alla ricerca di se stessi.

Se il saggio, che è nel cuore di ognuno di noi, ti indica una stella, non fermarti a guardare il dito, perchè ti sta indicando la giusta direzione.

Nel guardare le stelle gli antichi navigatori capirono come orientarsi, ma anche come esprimere desideri.

“I Figli” di Gibran Kahlil

“I figli sono i figli della Vita. Tu puoi sforzarti di essere come loro, ma non sforzarli ad essere come te. La vita non si ripete e non si attarda all’ieri”.

Gibran Kahil, pittore, poeta e filosofo libanese.

Il Profeta è un volume di saggi poetici pubblicato nel 1923, popolarissimo nella controcultura americana e nei movimenti New Age di quegli anni è tuttora celebre.

“I Figli” è una poesi contenuta all’interno dell’opera strutturata, a sua volta, in domande e risposte: per ogni argomento, un personaggio fa una domanda al Profeta, il quale risponde per metafore e analogie con un testo di tipo poetico.

Una poesia da leggere con un respiro profondo ad ogni riga, che lasci il tempo di un pensiero altrettanto profondo.

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“I FIGLI”

I figli non sono figli tuoi,

sono i figli e i fratelli della Vita

che appartiene a se stessa.

Essi vengono attraverso di te ma non con te,

e benchè siano con te non ti appartengono.

Tu puoi trasmettere loro il tuo amore

ma non i tuoi progetti,

perchè essi hanno i loro progetti.

Tu puoi ospitare i loro corpi,

ma non sequestrare il loro spirito,

perchè i loro spiriti abitano nella casa del domani,

che tu non puoi visitare, neanche nei tuoi sogni.

Tu puoi sforzarti di essere come loro,

ma non sforzarli ad essere come te,

poichè la vita non si ripete e non si attarda all’ieri.

Tu sei l’arco dal quale i tuoi figli come frecce viventi sono lanciati lontano.

L’arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito e lui si tende con la sua presenza,

così che le Sue frecce corrano lontane e veloci,

in gioia rimani teso nelle mani dell’Arciere:

Lui ama le frecce che volano,

ma ama anche l’arco che rimane fermo.

Tre consigli per mamma e papà

“I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta” Il piccolo principe

mommy-and-daddy-with-son-300x199Perchè un bambino cresca sereno è necessario che prima di tutto lo siano l’ambiente e le persone che lo circondano.

E’ utile pertanto che anche mamma e papà si prendano degli spazi per ricaricarsi, trascorrendo del tempo svolgendo le attività che più gli piacciono. Oltre che, imprescindibilmente, dedicando del tempo alla coppia.

In secondo luogo è necessario che i genitori risolvano i loro eventuali conflitti verso se stessi e gli altri. Spesso quando un genitore fatica a lasciarsi andare con il proprio bambino la motivazione è da rintracciarsi a livello personale. Ciò che ogni genitore dovrebbe fare è ritrovare il suo bambino interiore, nascosto in ognuno di noi, perdonarlo e non dimenticarlo mai.

In ultimo è fondamentale che i genitori non si sostituiscano mai al loro piccolo, che non decidano per lui, solo per impedirgli di sbagliare. Ogni bambino imparerà così a convivere con le conseguenze delle scelte che fa: impedirgli di sbagliare impedirebbe tale apprendimento. Tutto sotto l’occhio attento del genitore.

Le cose che insegnerò al mio bambino/a

“una carezza, un sorriso, un segreto. mi rende felice il tentativo, non la riuscita. il cammino, non la meta”

12002931_1021426224546036_8240214653406189205_nAmati. Avrai i tuoi difetti, fisici, caratteriali, ma non dimenticare mai che sei unico/a ed inimitabile. In molti ti vorranno diverso/a ma tu sii sempre te stesso/a, solo così potrai essere davvero felice.

Non cercare di farti amare a tutti i costi da chi non ti ama.

Sii forte, ma non troppo. Concediti un momento in cui piangere, essere fragile, cadere. Solo così imparerai a rialzarti e non dimenticare mai che ogni dolore rende più forti.

Il giudizio di una madre è importante ma anche le madri possono sbagliare e la vita non è mia ma tua e non è me che dovrai rendere felice. Se il cuore andrà in una direzione diversa dal mio consiglio, seguilo; ricorda: il cuore non mente mai piccolo/a mio/a.

Anche se a volte gli altri ti possono sembrare così lontani da te, non dimenticare che il mondo è strano e le vie percorribili spesso incomprensibili. Ascolta le storie, non giudicare, osserva e pensa che un giorno quello/a giudicato/a potresti essere tu.

Se vuoi una cosa lotta per ottenerla, ma senza ferire mai nessuno. Indossa scarpe pesanti, mai per schiacciare qualcuno ma solo per essere più saldo/a nel tuo viaggio in questo mondo.

E non dimenticare mai: ovunque andrai, qualsiasi cosa diventerai, la tua famiglia sarà il tuo porto sicuro.

“Mamme e Papà un po’ così un po’ cosà”

“Raccontare una storia è un modo intelligente per far riflettere”.

Un libro che apre una finestra sulla realtà della famiglia, un libro che fa sorridere, magari corrucciare la fronte o grattare la testa o anche commuovere, che lascia spazio anche all’immaginazione, alle soluzioni creative, all’idea che una mamma ed un papà hanno sempre qualcosa da dare ai loro bambini. Una raccolta di storie che ci danno la possibilità di pensare in modo nuovo e diverso alle mamme e ai papà, un po’ così e un po’ cosà, come a volte siamo noi adulti.

“Sei storie, sei fotografie scattate a sorpresa. Mentre la mamma di Giorgio misura i giorni e il papà di Nicoletta fa l’altalena con il sonno. Istantanee di genitori in controluce, che svestono il mantello di supereroi per indossare a volte tenerezza, spesso fragilità, talvolta il buio. Storie di bambini per pensare all’unicità di ogni mamma e ogni papà”.

“La signora Ofelia e Giorgio oggi, dopo la scuola, vanno al parco. Oggi è un giorno pari e non ci sono dubbi all’orizzonte”.

Le storie di questo libro ci fanno riflettere sulle difficoltà dei genitori, di alcuni in particolare, sul loro modo particolare di vivere la genitorialità che deve essere qualche volta capito, accettato e amato anche dai figli. Modi di essere genitori o di non esserlo, che è facile criticare, stigmatizzare, valutare negativamente, prima di averli realmente compresi.

“Leggere queste storie di mamme e papà un po’ speciali, un po’ normali, un po’ al limite, significa cercare di capire, ma con leggerezza e con uno sguardo tenero, non giudicante, comportamenti che feriscono, pur senza intenzione, atteggiamenti che confondono, mentre vorrebbero trasmettere amore e presenza”.

Un libro per i grandi: per mamme, papà, maestre o chiunque voglia uscire dal mondo nel quale siamo immersi e fermarsi un istante per capire che un bambino ha bisogno essere visto, protetto, ascoltato, capito, accettato, abbracciato e sostenuto. Un libro per chiunque voglia capire qualcosa in più anche di se stesso perché ognuno di noi potrebbe riconoscersi in uno dei protagonisti di queste brevi storie.

“Se sei una persona che ama i bambini potresti iniziare ad amare un po’ di più anche i loro genitori e le loro speciali caratteristiche. Imparare a vedere il lato originale o, almeno non esagerare nel sottolineare le mancanze. Non è per niente facile, bisogna sapersi perdonare l’imperfezione”.


Andrea Prandin, Laura Papetti, “Mamme e papà un po’ così un po’ cosà”, Ed. Coccole e Coccole, 2006