Il discorso sulla felicità di Zygmunt Bauman

“La felicità non è una vita senza problemi”

bauman1

Non è vero che la felicità significhi una vita senza problemi. La vita felice viene dal superamento dei problemi, dalla lotta contro i problemi, dal risolvere le difficoltà, le sfide. Bisogna affrontare le sfide, fare del proprio meglio.

Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide proposte dal fato e invece ci si sente persi aumentano le comodità.

“Un minuto” di Somin Ahn

“Il tempo è un modo per fare ordine ma la vita è più fantasiosa”

14641917_1258143110874345_3924387402247130329_n

“Un minuto”, di Somin Ahn è un libro che ho trovato per caso, tra gli scaffali disordinati di una piccola libreria del centro.

E’ bastato un minuto per capire che quel libro meritava di essere portato a casa e sfogliato pagina per pagina, minuto dopo minuto.

Un piccolo libro di parole e disegni, di colori e pura poesia ma anche riflessione. Un libro per bambini ma anche per chi dice di essere grande e non si ferma mai a riflettere su un tempo che diviene sempre più la semplice e fredda scansione di eventi, un sistema di organizzazione di corse, pranzi e cene.

Il Tempo passa indifferente e non indugia sui nostri maldestri tentativi di fare bene, di fare meglio.

Ci fermiamo mai sul quel qui ed ora, di cui tanto parliamo e che riteniamo così improtante?

Questo libro ci porta a riflettere su questo, su quante cose possono accadere in un minuto e volare via se non siamo pronti a coglierne l’essenza, quanto un minuto possa passare lento ed essere un semplice niente, come un minuto passato a guardare la pioggia che cade.

14589896_1258131394208850_688110638399241842_o

Questo libro ci aiuta a concentrarci sul presente nella sua parte più piccola: il minuto.

Il libro inizia spiegandoci tecnicamente che cos’è un minuto: “un minuto dura sessanta secondi. In un minuto, la lancetta dei secondi, si muove sessanta volte” , ma pagina dopo pagina le immagini e parole ci portano sempre più vicini alle emozioni legate al tempo: “a volte un minuto è corto. A volte un minuto è lungo”. 

14680813_1258131650875491_4941154397922994902_o

14753463_1258131734208816_7827224737069067342_o

Il libro ci insegna che il tempo è uno scrigno in cui possiamo trovare momenti magici, ma dobbiamo saperli riconoscere e cogliere.

“A volte un minuto è importante”: un altro treno passerà ma su quel treno potresti incontrare la persona che sarà il tuo migliore amico, ascoltare la storia più bella che tu abbia mai sentito, innamorarti o arrabbiarti, come mai prima d’ora. Potresti vivere il viaggio più noioso che tua abbia mai vissuto o un’emozione unica. Un minuto è importante.

14712850_1258139850874671_8002205402232972859_o

E allora dobbiamo educarci ed educare al tempo, all’accoglienza di attimi che possono essere così importanti e che, senza dubbio, non torneranno, perchè il tempo scorre solo in avanti e tornare non si può. E’ necessario educarci ed educare all’emozione di ogni passo avanti ma anche all’attimo di ogni errore.

Il libro ci dice che dobbiamo ricordarci del tempo quando tutto sta succendendo. Non prima, non dopo.

Educare nel bosco: quando l’educazione incontra la natura

“In questo piccolo pezzo di mondo non è vietato sporcarsi, non è vietato salire sugli alberi, non è vietato urlare di gioia o saltare nelle pozzanghere, non è vietato ridere a crepapelle”

asilo-1
“Un cantiere dove sperimentare il senso di libertà”

Nel bosco i bambini si muovono tra gli alberi, inventano dal nulla, giocano con i materiali naturali, imparano l’uno dall’altro in un ambiente ricco di stimoli, senza tempi e modalità imposti.

Sono gli anni ’50 quando l’educatrice Ella Flautau apre, in Danimarca, la prima scuola dell’infanzia nel bosco.

Nella sua vita quotidiana come madre, Ella, era solita trascorrere molto tempo a giocare con i suoi quattro bambini nel bosco dietro casa. Questa abitudine suscitò l’interesse e la curiosità di altri genitori.

Da qui nacque spontaneamente la prima esperienza di educazione nel bosco. Ella, in collaborazione con altri genitori, fondò quella che prese il nome di Skovbørnehave, Scuola Materna nel Bosco.

Fu questa un’esperienza pionieristica che portò alla nascita di una innovativa corrente pedagogica.

Da qui nel corso degli anni si svilupparono diverse esperienze di asili nel bosco, in Germania, in Svizzera e in anni recenti anche in Italia.

La natura produce sempre sensazioni positive nei bambini, sensazioni dipinte nei sorrisi dei loro volti quando possono sporcarsi le mani nella terra, saltare in una pozzanghera o osservare da vicino qualche abitante del bosco.

Dalle esperienze degli asili nel bosco possono essere tratti spunti per l’elaborazione di progetti educativi da svolgere con classi di tutte le età, progetti che permettano di sperimentare l’emozione unica data dal vivere a stretto contatto con la natura, sperimentarla per poterla conoscerla al meglio e saperla rispettare.

E’ necessaria una riflessione pedagogica che ripensi le pratiche nei servizi educativi e scolastici.

scuola_tiziana_chieruzzi_011
“Il diritto all’ozio, il diritto a sporcarsi, il diritto agli odori, il diritto al dialogo, il diritto all’uso delle mani, il diritto ad un buon inizio, il diritto alla strada, il diritto al selvaggio, il diritto al silenzio, il diritto alle sfumature”

Oggigiorno poter osservare la natura con i suoi mutamenti e le sue meraviglie è cosa rara. L’educazione è spesso chiusa tra le quattro mura della scuola e della casa. Le stagioni che mutano passano spesso inosservate dalle finestre che affacciano su grandi città, colme di palazzi e giocare in luoghi aperti e sicuri è un qualcosa che si è completamente dimenticato.

E’ necessario quindi pensare ad un’educazione che si avvicini maggiormente alla natura e che permetta ai piccoli di scoprire le proprie origini. Un’educazione nella quale gli stimoli siano forniti direttamente dal luogo, non pensato e progettato nei dettagli dall’educatore ma che sia esso stesso un educatore. Luoghi che possano stimolare la fantasia, la creatività e l’iniziativa. Luoghi nei quali i piccoli possano creare mondi nuovi ed immaginari, inventare giochi e costruire giocattoli con gli oggetti che la natura mette loro a disposizione.

Il bambino che avrà l’opportunità di entrare in contatto la natura imparerà a conoscere i propri limiti e pertanto sperimenterà soluzioni sempre nuove per poterli superare in modo efficace.

La possibilità di giocare liberamente nella natura permette di sviluppare una perfetta armonia tra corpo e mente.

I bambini a contatto con la natura hanno la posibilità di essere pienamente bambini, liberi dai vincoli e dalle regole della città.

Sono i bambini che saltano in una pozzangghera, che si arrampicano su un albero, che raccolgono rami e costruiscono capanne il sogno di quella parte della pedagogia che faccia della scuola non l’industria dell’obbligo, ma un cantiere dove sperimentare il senso di libertà.

“Bruchi e farfalle”

“Bisogna allenare l’occhio a non vedere il bruco ma la farfalla che verrà”.

farfalla-2

“Le farfalle non si allevano.

Se si vuole vederle volare in giardino bisogna piantare fiori, creare cioè le condizioni favorevoli.

Non si può integrare una persona disabile in modo diretto, magari con un atto amministrativo: bisogna crerare le condizioni affichè il disabile, i suoi compagni, il controllere del bus, la commessa del negozio si sentano parte di una stessa solidarietà.

Piantate fiori, aspettate le farfalle e poi godete dei loro movimenti e della loro libertà.

Sulle nostre scrivanie compaiono bruchi, mai farfalle.

Bisogna allenare l’occhio a non vedere il bruco ma la farfalla che verrà.

Ogni tanto la diagnosi, l’osservazione, la misurazione limita al bruco e impedisce di vedere la farfalla. Il bambino capisce se lo vedi come bruco o come farfalla e si comporta di conseguenza. 

Formare un educatore vuol dire allenarlo a veder farfalle”.

di Mauro Martinoni

Poi c’è il nostro lavoro: noi siamo educatori

“La pietra angolare è l’impegno. E’ l’impegno inequivocabile di un individuo con un altro che promuove un cambiamento positivo” Torey Hayden

180d10423f2009a3d38886a450b76860Ci sono lavori che finiscono allo scoccare di una certa ora.

Lavori che portano sempre in giro, senza orari ma con tante mete.

Ci sono tanti lavori diversi, importanti e faticosi. Poi c’è il nostro lavoro: noi siamo educatori.

Il nostro non è un vero e proprio lavoro ma più un modo di essere. Chi educa non fa l’educatore ma è un educatore.

Siamo così, come salvadanai pronti ad accogliere gli ostacoli e far si che questi siano come monete preziose per arrivare ad avere la cosa più bella, la serenità del vivere.

Come educatori non siamo speciali ma siamo unici ed è proprio questa la prima cosa che dobbiamo trasmettere: la bellezza dell’unicità di ognuno.

Sbagliamo e sbaglieremo ancora, perchè siamo umani ma sicuri del fatto che c’è tempo per imparare.

Le nostre gionate non saranno sempre luminose e senza intoppi, non sempre avremo la sensazione di essere sulla dritta via e allora sarà il momento di cercare e ricercare e scoprire che la strada asfaltata non è sempre l’unica possibile da percorrere.

Per questo ci dobbiamo credere.

Per questo serve impegno e determinazione, anche quando la strada è diffcile e noiosa.

Le paure non ci devono rendere pigri e solitari.

Ci dobbiamo credere.

Noi siamo educatori.

“Vi ho scritto una lettera”: la lettera del maestro Manzi ai suoi alunni

“Non rinunciate mai, per nessun motivo, sotto qualsiasi pressione, ad essere voi stessi”. A. Manzi

142055779-718cea71-3866-4502-8b88-66590a3aad4b

Cari ragazzi,

questo è il nostro ultimo giorno di scuola. Abbiamo camminato insieme per un intero anno, abbiamo cercato, insieme, di capire questo nostro magnifico e stranissimo mondo, non solo vedendone i lati migliori ma infilando le dita nelle sue piaghe perchè volevamo capire se era possibile fare qualcosa, insieme, per rendere il mondo migliore.

Abbiamo cercato di vivere insieme nel modo più felice possibile.

Ora dobbiamo salutarci.

Non rinunciate mai, per nessun motivo, sotto qualsiasi pressione, ad essere voi stessi. Siate sempre padroni del vostro senso critico e niente potrà farvi sottomettere. Ricordatevi che mai nessuno potrà bloccarvi se voi non lo volete. Nessuno potà mai distruggervi se voi non lo volete. Perciò avanti, serenamente, allegramente, con quel macinino del vostro cervello sempre in funzione, con l’affetto verso tutte le genti e gli animali e le cose che è già in voi e che deve sempre rimanere in voi. Con onestà, onestà, onestà e ancora onestà, perchè è questa la cosa che manca oggi nel mondo e voi dovete ridarla. E intelligenza e ancora intelligenza e sempre intelligenza, il che significa prepararsi, il che significa riuscire sempre a comprendere, il che significa sempre riuscire ad amare. E amore, amore e amore.

Se vi posso dare un comando eccolo, questo io voglio: realizzate tutto ciò ed io sarò sempre con voi.

E ricordate, se qualcuno o qualcosa vorrà distruggere la vostra libertà, la vostra generosità, la vostra intelligenza, io sono qui, pronto a lottare con voi, pronto a riprendere il cammino insieme, perchè voi siete parte di me ed io di voi.

Ciao bambini.


da: “Non è mai troppo tardi”: la storia di Alberto Manzi

Giocando si impara

“Per insegnare bisogna emozionare. Molti però pensano ancora che se ti diverti non impari”. M. Montessori

giochi-bimbi-def

Le tecniche di insegnamento tradizionali, che seguono quella che potremmo definire come la metafora della trasmissione di sapere, spesso portano gli alunni ad identificare il momento dello studio con i concetti di fatica e sacrificio. La mente viene qui considerata come una scatola vuota da riempire.

E’ necessario passare da una concezione di insegnamento intesa come trasmissione di sapere ad una concezione di costruzione di conoscenza.  

La mete è lo strumento attraverso il quale la conoscenza viene creata, non una scatola vuota in cui depositare conoscenza ma un meccanismo che conscente di creare nuova conoscenza.

Il gioco è un’attività naturale del bambino, diceva Maria Montessori, e quello che chiamiamo gioco è il momento nel quale il bambino costruisce le sue conoscenze. Compito dell’adulto, continua la stessa Montessori, è quello di fornire il materiale e l’ambiente adatto nel favorire tale costruzione.

Quello attraverso il gioco è un modo di apprendere percettivo-motorio nel quale l’apprendimento avviene per prove ed errori, la conoscenza emerge gradualmente, sopratutto dalla ripetizione dell’esercizio, che sarà sempre più focalizzata. Da tale apprendimento ne deriverà una conoscenza accessibile quando un contesto diverso lo richiederà.

Il gioco è uno strumento in grado di motivare lo studente ad avvicinarsi e portare a compimento diverse attività.  A differenza della didattica tradizionale, innesca e nutre nell’allievo sentimenti di coraggio e temerarietà e di conseguenza il desiderio di superare gli ostacoli. Il gioco crea un clima di serenità, condivisione e stimolo che costante favorisce le dinamiche di apprendimento. Lo studente maturerà anche da un punto di vista relazionale, ma avrà anche conseguito una costruzione di sapere. 

Vi sono ancora alcuni che credono e relegano il gioco ad attività ludica, non consdiderardolo come vero e proprio strumento didattico. E’ necessario porre una attenta riflessione in merito e cercare di diffondere il dato oggettivo che mostra come il gioco possa essere a tutti gli effetti uno strumento didattico.