Il materiale montessoriano: il controllo dell’errore

“E’ necessario ammettere che tutti possiamo sbagliare; è una realtà della vita, cosicché l’ammetterlo è un gran passo verso il progresso. Se dobbiamo percorrere il sentiero della verità e della realtà, dobbiamo ammettere che possiamo tutti sbagliare, altrimenti saremmo tutti perfetti. Così meglio sarà avere verso l’errore un atteggiamento amichevole e considerarlo come un compagno che vive con noi ed ha un suo scopo, perché veramente ne ha uno”. M. Montessori

dscn3993Il materiale montessoriano fu pensato e strutturato in modo tale da rendere l’errore immediatamente evidente al bambino.

Un esempio di materiali che permettono tale processo sono gli incastri solidi, sostegni di legno sui quali vi sono dei fori ai quali si adattano cilindri di graduale dimensione: fini e grossi, alti e bassi, piccoli e grandi. Gli spazi corrispondono esattamente ai cilindri da deporvi e di conseguenza non è possibile collocarli tutti in modo errato, alla fine, se non collocati in modo corretto, ne rimarrebbe uno fuori posto e ciò denuncia lo sbaglio commesso.

Lo stesso vale per la bottoniera, anche in questo caso l’ordine sbagliato, o il bottone dimenticato, si rivela alla fine con un’asola vuota.

Nel caso dell’utilizzo di altri materiali saranno la grandezza, il colore, ecc… degli oggetti, e il fatto che il bambino si è già esercitato a constatare gli errori, a rendere questi visibili fino all’evidenza.

Il bambino svilupperà una capacità raffinata a distinguere le piccole differenze e ciò prepara la sua coscienza a controllare gli errori, anche quando questi non sono materiali o sensibilmente evidenti. Nella “Casa dei Bambini” non solo gli oggetti per l’educazione sensoriale e per la cultura ma tutto l’ambiente è preparato in modo da rendere facile il controllo degli errori.

“Gli oggetti, dal mobilio ai singoli materiali di sviluppo, sono dei denunciatori, la cui voce ammonitrice non può sfuggire. I colori chiari e la lucentezza denunciano le macchie; la leggerezza dei mobili denuncia le movenze ancora imperfette e rozze, cadendo o strisciando con rumore sul pavimento. Così che tutto l’ambiente è come un educatore severo, una sentinella sempre all’erta: e ciascun bambino ne sente gli ammonimenti come se fosse solo dinnanzi a quell’inanimato maestro”

 

Maria Montessori: la mente assorbente, i periodi sensitivi e la normalizzazione

“Se il bambino non ha potuto agire secondo le direttive del suo periodo sensitivo, è perduta l’occasione di una conquista naturale: ed è perduta per sempre”. M. Montessori

metodo-montessoriano-aiuta-il-bambino-a-fare-da-solo-1862852012[2491]x[1038]780x325La Montessori ha distinto quattro diversi periodi o livelli nello sviluppo umano che si estendono dalla nascita ai 6 anni, dai 6 ai 12 anni, dai 12 ai 18 anni e dai 18 ai 24 anni. Ad ogni periodo corrispondono caratteristiche, modalità di apprendimento e differenti imperativi di sviluppo attivo. Individuò in ognuno di questi livelli approcci educativi specifici. Particolare rilievo fu dato al primo livello, il quale si estende dalla nascita ai circa 6 anni di età. La pedagogista suddivise ulteriormente questo periodo: dalla nascita ai 3 anni e dai 3 ai 6 anni di età.

Durante tutto questo arco di tempo la Montessori constatò che il bambino presenta un veloce e significativo sviluppo fisico e psichico; visto come un esploratore sensoriale ed uno studente impegnato nel lavoro di sviluppo psicologico di auto-costruzione e di costruzione della propria indipendenza funzionale. In relazione a questo periodo Maria Montessori introdusse diversi concetti tra cui quelli di: mente assorbente, periodi sensitivi e normalizzazione. Descrisse il bambino piccolo come soggetto in grado di assimilare gli stimoli sensoriali del suo ambiente, comprese le informazioni dei sensi, la lingua, la cultura; definì questo con il termine mente assorbente. In questa fase si formano le strutture essenziali della personalità. Dai 3 ai 6 anni, inizia l’educazione prescolare e alla mente assorbente si associa la mente cosciente. Il bambino sembra ora avere la necessità di organizzare logicamente i contenuti mentali assorbiti.

La pedagogista osservò anche periodi di particolare sensibilità agli stimoli, in particolare quelli che chiamò periodi sensitivi. Nella teoria montessoriana, l’ambiente nelle aule deve corrispondere a questi periodi, fornendo strumenti appropriati e mettendo a disposizione precise attività. La pedagogista individuò diversi periodi sensitivi tra cui l’acquisizione del linguaggio, affermando che “esiste la predisposizione a costruire un linguaggio. Qualcosa di simile accade con la totalità del mondo psichico, di cui il linguaggio costituisce una manifestazione esterna”. Altri periodi sensitivi sono: l’ordine, il rafforzamento sensoriale, l’interesse per piccoli oggetti ed infine il comportamento sociale.

Un altro aspetto che la Montessori osservò nei bambini tra i 3 ai 6 anni è uno stato psicologico che definì come normalizzazione, derivante dalla concentrazione su attività che servono allo sviluppo del bambino, come la disciplina spontanea, il lavoro continuo e felice, i sentimenti sociali di aiuto e la comprensione per gli altri. “Se il bambino non ha potuto agire secondo le direttive del suo periodo sensitivo, è perduta l’occasione di una conquista naturale: ed è perduta per sempre”.


M. MONTESSORI, Il segreto dell’infanzia, Milano, Garzanti Libri, 1999

Maria Montessori: il bambino come embrione spirituale

“il bambino è creatore di se stesso, depositario di una propria irripetibile originalità che si andrà costruendo e definendo nel suo rapporto con l’ambiente”. m. MONTESSORI

images8Z5Z95PWLa Montessori definisce il bambino nel periodo postnatale come un embrione spirituale volendo sottolineare l’analogia tra lo sviluppo biologico e lo sviluppo psichico di quest’ultimo. Il bambino è un centro di potenzialità e come la cellula germinativa non è ancora predeterminata negli esisti della sua evoluzione; pur con tutto il peso dei fattori ereditari, il bambino è creatore di se stesso, depositario di una propria irripetibile originalità che si andrà costruendo e definendo nel suo rapporto con l’ambiente.

L’implicazione pedagogica di questa impostazione è, secondo la Montessori, il diritto di ogni individuo ad essere se stesso nella propria inconfondibile originalità in quanto l’embrione spirituale altro non è che il disegno ideale, potenziale, della propria identità possibile: “L’uomo è come l’oggetto lavorato a mano: ognuno è diverso dall’altro, ognuno ha un proprio spirito creatore, che ne fa un’opera d’arte della natura”. Tale affermazione riassume in una metafora, la teoria dello sviluppo del bambino inteso come embrione spirituale. Ogni embrione spirituale si sviluppa grazie alle spinte delle nebule, che lo portano ad assorbire selettivamente dall’ambiente ciò a lui indispensabile per la crescita, secondo periodi sensitivi, punti di attività che segnano i ritmi del suo sviluppo, utili nella guida dell’ambiente esterno. L’attività di sviluppo dell’embrione spirituale è regolata dal principio della mente assorbente, senza la quale le nebule e i periodi sensitivi sarebbero solo potenzialità. Questo principio rende l’apprendimento dell’adulto diverso da quello del bambino poiché in quest’ultimo, l’apprendimento si identifica con l’assorbimento dei dati del mondo esterno secondo una necessità individuale che gli permette un proprio adattamento alla realtà e la realizzazione della propria personalità. È per queste condizioni psichiche che, secondo le tesi della Montessori, si deve favorire il potenziamento del bambino attraverso un’educazione precoce che gli offra gli stimoli e i materiali necessari per il suo sviluppo. La formazione ottimale delle strutture che garantiscono la crescita psichica del bambino, mente assorbente, nebule e periodi sensitivi, può avvenire solo con una libera azione sull’ambiente e questa può essere contrastata solo dalle inibizioni dell’adulto che porta il bambino, privato della libertà di sviluppo naturale, a fuggire nel mondo dell’immaginazione, del gioco, del capriccio e del disordine: è il processo di deviazione. In tale processo il bambino è definito bambino spezzato poiché è diviso tra il desiderio di attività e impossibilità di soddisfarlo.


M. MONTESSORI, La scoperta del bambino, Milano, Garzanti Libri

M. MONTESSORI, Il segreto dell’infanzia, Milano, Garzanti Libri

Educare il potenziale umano. Maria Montessori e il suo metodo

“L’educazione non è solo ciò che il maestro dà, ma un processo naturale, che si svolge spontaneamente nell’individuo” M. Montessori

Il 10 luglio di due anni fa realizzavo uno dei miei sogni più grandi conseguendo la laurea in Scienze dell’educazione, con una tesi su Maria Montessori, “Educare il potenziale umano: Maria Montessori e il suo metodo“. Qualche giorno fa qualcosa mi ha portato a riaprire e risfogliare quelle pagine e in ognuna di esse ho ritrovato l’emozione di quei momenti, la soddisfazione di righe che, con fatica, andavano a comporre il mio lavoro. Da qui l’idea di creare una rubrica dedicata proprio a lei, una grande pedagogista, Maria Montessori e a ciò che ci ha lasciato con il suo lavoro.

10MP_DIVYA_MONTESSO_159711gMaria Montessori, faro dell’educazione infantile in Italia, è la pedagogista italiana ancora oggi più nota all’estero e al grande pubblico. Con il suo lavoro segnò il dibattito pedagogico tra fine ‘800 e i prime decenni del ‘900. Nata a Chiaravalle, in provincia di Ancona, nel 1870 fu la prima donna, nella storia dell’università italiana, a conseguire la laurea in medicina. Assistente nella clinica psichiatrica dell’Università di Roma, si interessò dell’educazione degli anormali.

La sua attenzione cadde sulla letteratura di Itard e Séguin (medici francesi)  i quali si occuparono di casi di fanciulli selvaggi ritrovati in zone isolate nel corso del ‘700. La Montessori si convinse del fatto che un’educazione adeguata permette l’inserimento anche degli anormali nella comunità sociale. Nel 1898 presenta ad un Congresso pedagogico a Torino i risultati delle sue ricerche e a breve diviene Direttrice della futura Scuola magistrale ortofrenica di Roma. Il Congresso segnò il passaggio della Montessori verso la pedagogia.

Maria Montessori decise di rinnovare le sue basi culturali e dopo aver conseguito la laurea in Filosofia nel 1907, aprì la sua prima Casa dei Bambini, nel povero quartiere di San Lorenzo in Roma. Due anni dopo pubblicò la sua prima opera “Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile delle case dei bambini”.

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Nacque così il movimento montessoriano e vennero istituiti corsi appositi per la formazione degli insegnanti a livello nazionale ed internazionale che portarono, nel 1924, alla nascita dell’Opera Nazionale Montessori.

A seguito del movimento fascista la Montessori sarà costretta a trasferirsi all’estero. Trascorrerà molti anni in Olanda.

Muore nel 1952 lasciando-ci in eredità il suo metodo.