“La Scuola del mondo” di Gianni Rodari

“Fuori c’è un mondo che ti aspetta per mostrarti la sua bellezza”

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C’è una scuola grande come il mondo.

C’insegnano maestri, professori,

avvocati, muratori, televisori, giornali,

cartelli stradali,

il sole, i temporali, le stelle.

Ci sono lezioni facili

e lezioni difficili,

brutte, belle e così così.

Ci si impara a parlare, a giocare,

a dormire, a svegliarsi,

a voler bene e perfino

ad arrabbiarsi.

Ci sono esami tutti i momenti,

ma non ci sono ripetenti:

nessuno può fermarsi a dieci anni,

a quindici, a venti,

e riposare un pochino.

Di imparare non si finisce mai,

e quel che non si sa

è sempre più importante

di quel che già si sa.

Questa scuola è il mondo intero

quanto è grosso:

apri gli occhi e anche tu sarai promosso.

 

 

 

 

 

“I Figli” di Gibran Kahlil

“I figli sono i figli della Vita. Tu puoi sforzarti di essere come loro, ma non sforzarli ad essere come te. La vita non si ripete e non si attarda all’ieri”.

Gibran Kahil, pittore, poeta e filosofo libanese.

Il Profeta è un volume di saggi poetici pubblicato nel 1923, popolarissimo nella controcultura americana e nei movimenti New Age di quegli anni è tuttora celebre.

“I Figli” è una poesi contenuta all’interno dell’opera strutturata, a sua volta, in domande e risposte: per ogni argomento, un personaggio fa una domanda al Profeta, il quale risponde per metafore e analogie con un testo di tipo poetico.

Una poesia da leggere con un respiro profondo ad ogni riga, che lasci il tempo di un pensiero altrettanto profondo.

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“I FIGLI”

I figli non sono figli tuoi,

sono i figli e i fratelli della Vita

che appartiene a se stessa.

Essi vengono attraverso di te ma non con te,

e benchè siano con te non ti appartengono.

Tu puoi trasmettere loro il tuo amore

ma non i tuoi progetti,

perchè essi hanno i loro progetti.

Tu puoi ospitare i loro corpi,

ma non sequestrare il loro spirito,

perchè i loro spiriti abitano nella casa del domani,

che tu non puoi visitare, neanche nei tuoi sogni.

Tu puoi sforzarti di essere come loro,

ma non sforzarli ad essere come te,

poichè la vita non si ripete e non si attarda all’ieri.

Tu sei l’arco dal quale i tuoi figli come frecce viventi sono lanciati lontano.

L’arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito e lui si tende con la sua presenza,

così che le Sue frecce corrano lontane e veloci,

in gioia rimani teso nelle mani dell’Arciere:

Lui ama le frecce che volano,

ma ama anche l’arco che rimane fermo.